Naturale non è sempre sinonimo di innocuo.


Scritto da Adele Sparavigna

Dermatologa e Venereologa / Dermatologist and Venereologist


Naturale non è sempre sinonimo di innocuo.

I rimedi e i trattamenti erboristici non sono sempre innocui. In particolare quelli troppo artigianali, non essendo controllati adeguatamente, rischiano di provocare spiacevoli effetti collaterali.

 

I trattamenti a base di prodotti erboristici sono molto popolari, probabilmente perché sono percepiti come “naturali” e quindi innocui, privi di effetti collaterali e conseguenze spiacevoli. Invece, sebbene i rischi collegati a queste sostanze siano, almeno in apparenza, minori rispetto a quelle derivanti da sintesi chimica, gli effetti indesiderati esistono e dovrebbero sempre essere presi in debita considerazione.

 

I preparati a base di erbe officinali sono per lo più miscele complesse di composti chimici esistenti in natura, difficilmente caratterizzabili e i principali rischi risiedono nella variabilità della concentrazione dei principi attivi/tossici dovuta alle diverse condizioni di crescita delle piante utilizzate per gli estratti, alle diverse condizioni di raccolta e di stoccaggio e alla possibilità di contaminazione da parte di erbe tossiche, di pesticidi, di inquinanti ambientali, nonché di batteri, muffe e metalli pesanti.

 

I possibili effetti collaterali cutanei da estratti vegetali sono vari: dermatiti di natura tossiallergica (vite, echinacea) o da contatto (aromaterapia), fotodermatiti (bergamotto, iperico) anche di notevole severità. Ad esempio, tra gli estratti vegetali più largamente utilizzati, l’aloe vera (Aloe barbadensis) viene estratta dalla sostanza mucillaginosa contenuta nella foglia d’aloe. È importante utilizzare l’estratto fresco in gel, in quanto gli attivi si degradano molto facilmente. Alcuni prodotti in commercio contengono concentrazioni troppo basse di aloe per essere efficaci, ma dosi troppo alte possono provocare bruciore, prurito, dermatite da contatto e addirittura sintomi generali quali cefalea, vertigini, problemi respiratori, emorragia.

 

L’arnica (Arnica montana) viene utilizzata come cicatrizzante, nell’acne, nella dermatite seborroica, nella psoriasi. Un uso troppo prolungato può causare dermatite da contatto, necrosi, e vasculite. La camomilla (Matricaria recutita) consigliata come topico in caso di ferite, dermatiti, dermatite atopica e ulcere da stasi venosa degli arti inferiori, può provocare dermatite allergica da contatto e reazioni crociate con la famiglia delle Compositae (es. crisantemo).

 

L’henné, colorante naturale per capelli e tatuaggi, può causare edema angioneurotico del volto, delle labbra e della glottide (con rischio di soffocamento), bronchite acuta, insufficienza renale. Il miele, utilizzato di solito sulle ferite o sulle ustioni, è associato all’insorgenza di dermatite da contatto. Anche gli ingredienti dell’aromaterapia possono causare dermatite da contatto.

 

Un altro ingrediente molto utilizzato è il tea-tree-oil (Melaleuca alternifolia), un olio essenziale estratto dalla distillazione di foglie e rami terminali della pianta indigena australiana. Si trova in cosmetici, colluttori, ammorbidenti per tessuti e detersivi. Viene utilizzato per acne, verruche, infezioni batteriche e fungine, pediculosi, psoriasi, massaggio e aromaterapia. I suoi prodotti di fotossidazione dell’olio sono forti sensibilizzanti (dermatite allergica da contatto, eritema polimorfo).

 

C’è un grosso impegno nel tenere aggiornata la regolamentazione dei trattamenti erboristici. Tuttavia, per evitare spiacevoli conseguenze è essenziale che il consumatore eviti di utilizzare prodotti troppo artigianali, che spesso sono sottoposti a un limitato controllo o, addirittura, a nessun controllo.

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