Convivere col diabete puntando sulla qualità della dieta


Scritto da Dottoressa Mirella Gallo

Tecnologa Alimentare & Personal Trainer / Food Technologist & Personal Trainer


Convivere col diabete puntando  sulla qualità della dieta

Anche in una condizione patologica come il diabete è possibile conservare uno stile di vita sereno. Basta conoscere alcune semplici indicazioni per rendere l’alimentazione del diabetico gustosa e accettabile nel rispetto delle regole restrittive imposte.

 

Il diabete mellito è una patologia cronica invalidante che si manifesta con la mancata capacità della regolazione dei livelli di glucosio nel sangue. Perché accade? La mancata produzione di insulina da parte del pancreas è dovuta quasi sempre ad un processo graduale di autodistruzione delle cellule beta che sono deputate alla produzione di questo ormone e le cause possono essere genetiche e immunologiche.

 

Nella maggior parte dei casi l’insorgenza del diabete (detto anche di tipo 1) subentra in giovane età, ma vi può essere anche una produzione fisiologica di insulina che, tuttavia, trova una sorta di “resistenza” a liberare glucosio alle cellule dei vari tessuti. Anche in questo caso le cause sono di natura genetica e ormonale (predisposizione al diabete di tipo 2), ma ad incidere su tale resistenza è soprattutto un’alimentazione ipercalorica ed iperglicidica e la vita sedentaria. Si suol dire che l’anticamera del diabete sia proprio la sindrome metabolica: ipertensione, aterosclerosi, obesità, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemie, iperandrogenismo, ecc.

 

Come prevenire e curare? Bisogna puntare sulla qualità della dieta. Se abitualmente in una dieta “normale” la quantità di carboidrati da assumere ogni giorno deve essere tale da fornire dal 45% al 60% delle Kcal totali giornaliere, per i diabetici insulino-resistenti conclamati e quelli in terapia, tale intervallo non deve essere ridotto drasticamente. Una persona diabetica deve certamente prestare attenzione alla quantità di carboidrati da assumere, ma soprattutto alla qualità di questi nutrienti. È importante, quindi, conoscere l’indice glicemico ed il carico glicemico di un carboidrato. Il primo è un parametro che indica con quale velocità e a quale livello sia possibile un aumento di glicemia da parte di un carboidrato presente in un determinato alimento. Il carico glicemico, invece, moltiplica il valore dell’indice glicemico per la quantità di carboidrati presenti in un dato alimento.

 

Facciamo un esempio pratico: una fetta di anguria con indice glicemico alto presenta un carico glicemico relativamente basso in quanto il suo maggior costituente è l’acqua, quindi potrebbe essere un alimento adatto anche ai diabetici nelle giuste quantità calcolate. A proposito di frutta, verdura, latte e cibi dolci, questi alimenti che contengono zuccheri semplici non devono apportare più del 10% delle calorie totali: mediamente l’apporto di zuccheri semplici deve essere di circa 40 g al giorno. Per rallentare l’assorbimento del glucosio a vantaggio di una migliore regolazione glucidica anche con supporto terapeutico il consumo di alimenti ricchi di fibre (soprattutto quelle solubili) e, in generale, quelli non raffinati è l’ideale.

 

Anche i dolcificanti possono essere un’ottima alternativa allo zucchero: 10 g di zucchero corrispondono a circa 4 gocce di un dolcificante liquido o a circa 5 g di dolcificante in polvere o cristalli.  Bisogna prestare attenzione alla scelta del dolcificante, prediligendo il consumo di quelli naturali, come la stevia, e, tra quelli chimici, preferire quei sostituenti derivanti dalla trasformazione chimica del saccarosio, come il sucralosio.

 

 

 

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