Food Craving: quando il cibo crea dipendenza.


Scritto da Dottoressa Mirella Gallo

Tecnologa Alimentare & Personal Trainer / Food Technologist & Personal Trainer


Food Craving: quando il cibo crea dipendenza.

Il cibo non è una scelta ma un bisogno primario. Quando crea dipendenza, questo bisogno può diventare una vera e propria patologia.


Lo dice la scienza: il consumo di carboidrati raffinati e grassi saturi crea fenomeni di dipendenza. Quante volte, potendo scegliere tra una tagliata di frutta fresca e uno snack al cioccolato, abbiamo preferito quest’ultimo per assecondare una piccola voglia? Addentare una croccante barretta di nocciole e cioccolato è una vera e propria estasi per il palato, una confluenza di aromi e sapori che, purtroppo, però, creano dipendenza. Infatti non ci sentiamo né sazi né appagati e per e sentirci soddisfatti c’è solo una cosa che possiamo fare: scartare un altro snack per provare a rivivere quella sensazione.

 

Il “food craving” è un disordine del comportamento alimentare caratterizzato da una voglia irrefrenabile di un determinato cibo e non può propriamente essere accostato a patologie psicologiche come l’anoressia o la bulimia. Oggi il numero di persone affette da questa sorta di dipendenza spasmodica da cibo è in continuo aumento sia tra gli adolescenti che tra gli adulti.

 

Le più colpite sono le donne, che vivono periodi di vera e propria bramosia alimentare nei confronti di alcuni cibi, ai quali fanno seguire altrettanti periodi di digiuno, vuoi per sensi di colpa o per l’ossessione di ingrassare.

 

Siamo di fronte a una nuova forma di disturbo psicologico da alimentazione incontrollata come il binge-eating? Non esattamente. Il binge-eating è una vera e propria situazione patologica multifattoriale (disturbo della personalità, stress da traumi, pregressa anoressia, abuso di alcolici e droghe, obesità, ecc.). Il food craving invece è un comportamento alimentare scorretto che si accompagna a situazioni di stress, tristezza o noia: spesso la voglia di cibo serve a compensare una carenza di autostima.

 

In questi casi non si mangia per fame fisiologica, ma per “fame di testa”. Il cervello è letteralmente attratto da pietanze complesse, ricche di zuccheri e grassi e dal sapore stuzzicante, e dunque viene letteralmente preso in ostaggio da queste sirene multisensoriali.

 

Ma perché preferiamo così ardentemente snack, biscotti, dolci, patatine fritte, pizze già pronte, frappè e tanti piatti succulenti a forte densità calorica? La risposta è semplice. Siamo letteralmente accerchiati da immagini di cibi appetitosi: sui social, per strada, in tv. Non a caso si parla di “food porn”, una vera e propria ossessione per il cibo, che ormai consumiamo prima con gli occhi (e con la macchina fotografica) e poi con la bocca. Stiamo lasciando alle nuove generazioni sempre più nuove “droghe commestibili”. Le industrie alimentari, puntando sull’uso di più grassi, zuccheri, aromi e sale da miscelare in tutte le possibili combinazioni nei loro prodotti, ne stanno creando continuamente di nuovi e la dipendenza che creano è simile a quella dell’alcool, del fumo e delle sostanze stupefacenti.

 

Se continuiamo di questo passo presto ci ritroveremo in una società ad alto rischio di obesità e di malattie alimentari come l’ipercolesterolemia, il diabete e i problemi cardiovascolari. Per questo il nostro ruolo di tecnologi alimentari sarà sempre più centrale. La buona educazione alimentare diventerà la prima difesa nei confronti del food craving, e non è un caso che già molti psicologi comincino a indirizzarci i loro pazienti con disturbi momentanei o lievi del comportamento alimentare.

 

Il nostro compito sarà quello di diffondere le regole di una sana alimentazione e di far prendere coscienza di quanto sia dannoso il “cibo artefatto” a differenza di quello genuino, fresco e di stagione. E questo non vale solo per i consumatori, ma anche per chi gli alimenti li produce. Poiché siamo spesso coinvolti nello studio e nella ricerca delle tecnologie industriali, siamo chiamati a sensibilizzare i vari brand del settore alimentare a trovare strategie alternative per creare cibi più sani e di qualità.

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