Non sappiamo resistere alle patatine fritte? Rimediamo con le rape bianche.


Scritto da Dottoressa Mirella Gallo

Tecnologa Alimentare & Personal Trainer / Food Technologist & Personal Trainer


Non sappiamo resistere alle patatine fritte? Rimediamo con le rape bianche.

Dopo un pasto ricco di grassi e fritti è indispensabile assumere alimenti colagoghi per fluidificare la bile e facilitare la sua espulsione, ripristinando la funzionalità di fegato e cistifellea.

Mangia sano, evita i cibi fritti: quante volte ci è stato detto da medici e nutrizionisti. In un’alimentazione sana ed equilibrata bisogna evitare di cuocere i cibi in olio o in altri tipi di grassi portati a elevate temperature e piuttosto optare per la cottura al vapore o alla griglia o per la bollitura. La frittura fa male: i cibi fritti assorbono molto olio e sono quindi ipercalorici, appesantiscono la digestione e possono produrre calcoli biliari. Inoltre, le elevate temperature dell’olio di cottura generano sostanze nocive e cancerogene.

Dobbiamo rinunciare alle patatine fritte?

Non necessariamente, a patto però che ci prendiamo cura del nostro fegato e della sua bile. Quando mangiamo un cibo molto grasso, come una porzione abbondante di patatine fritte, nel nostro intestino viene rilasciata la quantità di bile necessaria a rompere i globuli di grasso in gocce lipidiche più piccole, in modo da rendere più efficace la digestione. Più il cibo è grasso e fritto, più bile sarà richiesta. Ma cosa succede se eccediamo nel consumo di cibi grassi? La quantità di bile necessaria a questa “emulsione” potrebbe non essere sufficiente e quindi insorgono malesseri come nausea, indigestione, mal di testa e diarrea, campanelli d’allarme che ci indicano che il nostro fegato è in sofferenza.

Il nostro organismo ricicla e riutilizza la bile dalle 4 alle 6 volte al giorno. È importante che la bile sia sempre fluida e pulita onde evitare le situazioni di congestione biliare. Ciò significa che, se non si hanno particolari problemi di salute, il consumo di una frittura, un paio di volte a settimana, non è dannoso, specie se non si eccede nelle quantità, ma bisogna seguire un’alimentazione a base di cibi colagoghi e liquefare e “lavare” la bile.

Piccolo vademecum sugli alimenti colagoghi.

Madre natura ci offre erbe e alimenti capaci di far aumentare la produzione di bile ed il suo rilascio nell’intestino tenue, come le barbabietole crude, le rape bianche, i carciofi, i cardi, i crauti ed il rabarbaro. In generale, tutti gli alimenti e le erbe con gusto amaro hanno un effetto colagogo: la rucola, il tarassaco, i ravanelli, lo zenzero, il neem, il kutki, il guduchi, sono solo alcuni esempi.

La buona abitudine di bere, ogni tanto, succhi verdi, ottenuti dalla pressatura di verdure amare a foglia verde e aloe vera, aiuta a mantenere una bile sempre fluida. Anche limoni, lime e pompelmi, diluiti in un bicchiere d’acqua tiepida e consumati al mattino a digiuno, sono ottimi fluidificanti, proprio per il loro gusto acido. Tra la frutta, la mela, in tutte le sue varietà, è un ottimo alleato della salute del nostro fegato: due mele al giorno, possibilmente da coltivazioni biologiche e consumate con la buccia, tolgono davvero il medico di torno.

Tra le bevande calde che beviamo a colazione, l’orzo è da preferire per la sua azione disintossicante ed emolliente. Anche gli aromi, come il basilico, l’origano e il rosmarino sono molto utili per avere una bile meno densa. Se però soffriamo di calcolosi biliare o non abbiamo la colecisti dobbiamo fare attenzione: il consumo di cibi colagoghi dovrà essere valutato dallo specialista per evitare ipersecrezioni e ristagni di bile. In questi casi è opportuno seguire anche un’alimentazione leggera e ricca di fibre, riducendo il consumo di oli, evitando alcolici, alimenti piccanti, carni rosse e cibi raffinati.

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