Arthrospira maxima: il cianobatterio che salverà l’Africa dalla fame.


Scritto da Dottoressa Mirella Gallo

Tecnologa Alimentare & Personal Trainer / Food Technologist & Personal Trainer


Arthrospira maxima: il cianobatterio che salverà l’Africa dalla fame.

 

Dalla tecnologia alimentare arrivano nuove soluzioni per risolvere il problema della malnutrizione: alimenti di facile reperibilità, ad alta energia e a chilometro zero.

Attualmente, nel mondo circa 800 milioni di persone sono affette da malnutrizione e di queste 160 milioni sono bambini. Un soggetto malnutrito presenta un quadro clinico alquanto compromesso, poiché il suo sistema immunitario è deficitario. Allo stato di malnutrizione sono, infatti, associati molti tipi di infezione, dissenterie pericolosissime e forti stati di disidratazione, situazioni che sono spesso letali, specie tra le fasce d’età più deboli. Le organizzazioni internazionali umanitarie stimano nella sola zona Sub-sahariana ed equatoriale africana e nel sud-est asiatico la maggiore incidenza di mortalità per malnutrizione cronica severa entro i primi cinque anni di vita.

 

Nel 2000 arrivano i RUFT, gli alimenti artificiali salva-vita.

All’inizio del nuovo millennio i prodotti umanitari tradizionali hanno lasciato il posto a un’alimentazione artificiale basata su speciali formulazioni alimentari, i RUFT (Ready-to-Use Therapeutic Food), impasti cremosi energetici, simili al burro di arachidi, da spremere direttamente in bocca, la cui praticità di impiego ha consentito un decongestionamento degli ospedali da campo ed un trattamento “sanitario” domiciliare direttamente in loco, nei vari villaggi.

 

Grazie a queste formulazioni avanzate e al solo accertamento del perimetro brachiale (valutazione antropometrica del braccio) dell’individuo, la diagnosi è rapida e la cura tempestiva ed efficace. Arachidi, latte scremato in polvere, olio di palma, olio di colza, lecitina di soia, zucchero impalpabile e un mix di sali minerali e vitamine, così assemblati hanno permesso la guarigione di numerosi bambini malnutriti.

 

C’è però un problema. Malgrado gli sforzi profusi dall’UNICEF e da altre organizzazioni internazionali, l’attuale catena di distribuzione dei RUTF non riesce a coprire totalmente tutte le zone geografiche che ne necessitano fortemente. Gli attuali costi di produzione e distribuzione sono ancora elevati e, sebbene sia stata prevista anche una produzione in loco, questa in realtà non è mai realmente decollata per mancanza di impianti specializzati e reperibilità degli ingredienti.

 

La nuova generazione dei RUFT: tutta made in Italy.

Da qualche anno un team di giovani ricercatori campani sta mettendo a punto un RUTF di nuova formulazione. Presso la Facoltà di Agraria dell’Università Federico II di Napoli, infatti, è nato un nuovo preparato alimentare speciale, mirato alla lotta alla malnutrizione cronica severa. Il gruppo Federiciano sembrerebbe aver trovato una soluzione ottimale per abbattere i costi di gestione e di produzione del RUFT classico attualmente in distribuzione.

 

La nuova pasta cremosa è stata formulata a partire da nutrienti che siano di facile reperibilità, soprattutto nelle zone dell’intervento sanitario: soia tostata, sorgo tostato, olio di girasole, zucchero impalpabile e lecitina. Questi ingredienti hanno sicuramente un indice di allergenicità inferiore alle arachidi e al latte in polvere. Inoltre, l’aggiunta di un cianobatterio essiccato, l’Arthrospira maxima (o Spirulina maxima), che può essere facilmente coltivato anche nelle zone a clima caldo e tropicale, assicura un apporto nutrizionale completo delle Vitamine A, D, E, K, e B12 e di sali minerali quali Rame, Ferro, Zinco e Calcio.

 

Un modello di produzione semplice e sostenibile.

Il nuovo prodotto, inoltre, prevede nel suo processo di tecnologia produttiva un modello applicativo molto semplice ed economicamente sostenibile anche nei paesi in via di sviluppo, prevedendo l’uso di soli impianti per la tostatura, la macinazione grossolana e la macinazione a sfere degli ingredienti e dell’omogeneizzazione dell’impasto.

 

Il team di ricercatori napoletani è attualmente impegnato nella sperimentazione finale e nella raccolta di fondi, attraverso un’associazione di volontariato e il sito web www.nutriafrica.org/it, per poter realizzare, in tempi brevi, un impianto sperimentale pilota a Gulu (Uganda), in modo da testare, al più presto possibile, direttamente in loco, l’efficacia valutata dagli studi preliminari.

 

Fonte: sito web NutriAfrica

[rrssb options="email,facebook,twitter,pinterest"]