La dieta ipotossica che corregge gli errori del nostro DNA.


Scritto da Dottoressa Mirella Gallo

Tecnologa Alimentare & Personal Trainer / Food Technologist & Personal Trainer


La dieta ipotossica che corregge gli errori  del nostro DNA.

Il nostro patrimonio genetico ci ha predisposto a una lunga serie di malattie. Per fortuna c’è una dieta che ci aiuta a prevenirle.

L’uomo è predisposto geneticamente alle malattie infiammatorie croniche, ma la loro insorgenza è condizionata da una serie di fattori ambientali. Se è vero che non siamo in grado di modificare il nostro patrimonio genetico, possiamo almeno limitarne l’espressione nelle sequenze difettose. Per esempio intervenendo sul più evidente dei fattori ambientali: l’alimentazione.

 

Secondo Colin Campbell, il biochimico statunitense famoso per i suoi studi epidemiologici sull’alimentazione, quasi tutte le malattie infiammatorie croniche dipendono da una cattiva dieta o dal consumo di alimenti che il nostro organismo non riesce a tollerare per ragioni genetiche. Studiando l’alimentazione occidentale e quella cinese, Campbell ha scoperto che disturbi cronici come le patologie cardiovascolari, il diabete tipo 2 e le malattie autoimmuni si possono prevenire e trattare grazie a una semplice dieta basata su un’alimentazione integrale naturale a base di vegetali. Le sue raccomandazioni nutrizionali sono di “consumare più legumi, cereali integrali, frutta e verdura fresche creando piatti completi, genuini e leggeri.” La dieta dunque esclude il consumo di tutti i cibi raffinati, quelli industriali, i prodotti lattiero-caseari e prevede una drastica riduzione di carne, zucchero, sale e grassi, ma mantiene la presenza dei cereali nei menù.

 

Il modello di Campbell è stato ripreso e rielaborato da numerosi esperti in biochimica e nutrizione. Tra questi Seignalet, un immunologo francese, che a partire dagli anni ottanta ha condotto una serie di studi sulla correlazione cibo-DNA-malattie infiammatorie. Secondo Seignalet la dieta ipotossica proposta dal suo collega necessitava di ulteriori restrizioni nutrizionali. Le società occidentali consumano infatti troppi cereali, latte, prodotti lattiero-caseari, carne e cibi industriali. L’eccessivo apporto di questi cibi è responsabile dell’acidosi metabolica. Infatti, nonostante la nostra specie si sia evoluta nel tempo, il nostro DNA sarebbe ancora “intollerante” a determinati cambiamenti ambientali, tra cui la diversificazione della dieta, e ciò sarebbe all’origine di numerose malattie croniche sempre più dilaganti.

 

In più lo scarso consumo di frutta e verdura aggraverebbe la carenza organica di potassio, minerale importantissimo nel buon funzionamento cellulare. Seignalet è stato tra i primi a demonizzare i carboidrati, bandendoli addirittura dalla dieta perché ritenuti tossici. Al tempo si trattava di intuizioni, ma oggi sono state ampiamente confermate scientificamente. I cereali, come altri alimenti, sottoposti a elevate temperature, subiscono reazioni chimiche con produzione di glicotossine. Queste sostanze si legherebbero in modo specifico a particolari recettori cellulari (RAGE) compromettendo il funzionamento delle cellule.

 

In particolare è stato ormai acclarata la pericolosità dell’acrilammide (glicotossina presente in prodotti da forno come pane, pasta, patate fritte, ecc.) che ha un alto potenziale cancerogeno e infiammatorio.

 

Alla luce di questi studi, un’adeguata alimentazione sembra davvero in grado di prevenire o curare alcune malattie infiammatorie (anche se dovremmo piuttosto parlare di una loro remissione e di miglioramento clinico della sintomatologia). Cambiare abitudini alimentari dunque non è più solo un buona pratica salutistica ma diventa un atto necessario per tutti.

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