Omega-9. I grassi monoinsaturi buoni che non possono mancare nella nostra dieta.


Scritto da Dottoressa Mirella Gallo

Tecnologa Alimentare & Personal Trainer / Food Technologist & Personal Trainer


Omega-9. I grassi monoinsaturi buoni che non possono mancare nella nostra dieta.

Gli omega-9 sono grassi monoinsaturi in grado di modulare i livelli di zucchero nel sangue, favorire la perdita di peso e ridurre il colesterolo cattivo, prevenendo l’insorgenza di malattie cardiache e l’ictus.

I grassi sono i nutrienti più calorici: 1 g apporta ben 9 Kcal. Se vogliamo restare in forma e in salute dobbiamo limitarne l’assunzione e comunque puntare a una scelta di qualità. Quando parliamo di “grassi buoni” tendiamo ad associarli esclusivamente agli omega-3 e agli omega-6, soprattutto per la loro azione antiinfiammatoria. Questi composti sono acidi grassi essenziali, il che significa che l’organismo non è in grado di sintetizzarli da sé, per cui ha bisogno di assumerli attraverso la dieta o un supplemento farmaceutico.

 

Degli omega-9 si parla poco, non perché siano meno importanti, ma perché questi grassi monoinsaturi non sono essenziali, dunque un loro supplemento non si rende necessario, a meno che l’organismo non abbia una carenza grave di omega-3 e omega-6. La presenza di omega-9 nella dieta è fondamentale perché favorisce la perdita di peso, previene l’insorgenza del diabete e abbassa i livelli di colesterolo LDL (colesterolo cattivo) nel sangue. Inoltre sono in corso alcuni studi di laboratorio che stanno dimostrando il loro importante ruolo nella prevenzione del cancro al seno e della steatosi epatica infantile. Secondo gli esperti, in una dieta equilibrata il 20-35% delle calorie totali giornaliere deve provenire dai grassi, di cui circa il 15-20% di componente monoinsatura.

 

Dove si trovano gli omega-9? Buone fonti sono il pesce (soprattutto il salmone), le noci, le nocciole, le mandorle, gli anacardi, le arachidi, i pistacchi, l’avocado ed il suo olio, il burro di mandorle, le olive, l’olio d’oliva, l’olio di cartamo, l’olio di girasole, l’olio di semi di soia e l’olio di colza. Altre fonti di omega-9 sono l’olio di canola e quello di senape. Mentre il primo si ricava da OGM (organismi geneticamente modificati), dell’olio di senape si sta sconsigliando l’uso alimentare per la presenza di acido erucico, perché considerato tossico, anche se recenti studi americani hanno dimostrato che l’acido erucico sarebbe in grado di comportarsi come agente terapeutico nelle malattie da deficit cognitivi come l’Alzheimer.

 

Gli omega-9 sono presenti anche in alcune alghe da cui è possibile ricavare un olio da cucina senza utilizzare processi chimici di estrazione e OGM (organismi geneticamente modificati). L’olio di alga, al pari dell’olio di oliva, ha un alto punto di fumo e, quindi, è ideale per cucinare, arrostire e friggere. Ma se dell’oro giallo del Mediterraneo apprezziamo le proprietà organolettiche, quale sensazione gustativa sprigiona l’olio di alga? Questo “supercibo” ha un sapore neutro e inodore che lo rende un buon grasso per tutti i tipi di ricette, sia dolci che salate. Riuscirà a sostituire gli oli di condimento (ab)usati nelle nostre cucine? Il prezzo non è ancora molto competitivo, ma la salubrità è assicurata.

 

Per molti anni i grassi sono stati demonizzati perché ritenuti dannosi per la salute. Medici e nutrizionisti consigliano però di limitare il consumo di grassi, specialmente quelli saturi e di tipo trans a favore degli omega 3,6,9. Questa campagna di sensibilizzazione al consumo di grassi di qualità si è resa necessaria soprattutto negli ultimi anni per il dilagare di tutte quelle diete fai-da-te in cui anche gli “oli buoni” di condimento sono stati letteralmente eliminati dal menu giornaliero, con il rischio di incorrere in gravi carenze nutrizionali con ripercussioni sulla salute.

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