Il rapporto medico-paziente è in crisi. La medicina narrativa potrà salvarlo?


Scritto da Franz Iacono


Il rapporto medico-paziente è in crisi.  La medicina narrativa potrà salvarlo?

 La pratica medica si discosta sempre più dalla psicologia e dalla personalità del paziente e così facendo rischia di perdere se stessa. La medicina narrativa nasce proprio per rimettere al centro il fattore umano.

I medici oggi sono sotto assedio e soffrono di una grave crisi di identità. I pazienti da un lato chiedono di essere ascoltati e capiti, dall’altro pretendono diagnosi veloci e infallibili, spesso dopo aver consultato internet e sfidando le competenze del medico. Su tutto poi grava la burocratizzazione e lo spauracchio delle cause legali, che ormai tengono in ostaggio tutte le professioni. Con una differenza però: che questa non è una professione come le altre. E i medici sono i primi a saperlo.

 

Questa crisi di identità ha come primo effetto la disumanizzazione del rapporto medico-paziente. Il medico si occupa sempre meno della psicologia e personalità del paziente per concentrarsi sui sintomi della malattia. Il paziente dal canto suo soffre perché non trova più nel medico un confidente interessato ad ascoltarlo e disposto a capire i propri problemi e necessità. Se a questo punto qualcuno vi dicesse che la soluzione del problema è un tuffo nella pratica della scrittura, gli dareste del matto. Eppure è proprio quello che sta succedendo.

 

La svolta della medicina narrativa.

Il primo master di medicina narrativa nasce al Columbia University Medical Center nel 2009 per iniziativa di una straordinario medico internista newyorkese: Rita Charon. Secondo la Charon, per superare la crisi di identità che lo affligge il medico deve tornare a riappropriarsi del momento qualificante della propria professione: il rapporto con il paziente. Ma lo deve fare in modo nuovo, compatibile con i tempi sempre più affannosi e frammentari delle visite e spesso lottando contro i mulini a vento dell’iperspecializzazione e della burocratizzazione che spingono in direzione contraria al rapporto interpersonale.

 

Per farlo deve imparare ad “ascoltare le narrazioni sulla malattia, capire il loro significato, ottenere un’interpretazione completa e accurata di queste storie, e cogliere il dramma dei pazienti in tutta la sua complessità”. Non è un compito semplice, perché le narrazioni del paziente sono raramente lineari ma vengono quasi sempre espresse in modo caotico, non solo con le parole, ma attraverso gesti, silenzi, immagini, risultati di analisi e trasformazioni fisiche. Ma questo magma di diversi linguaggi potrà trovare chiarezza e sintesi attraverso il processo della scrittura. Sì, perché il medico dovrà diventare uno scrittore.

 

La scrittura come parte del processo diagnostico.

Medicina e scrittura sono sempre sempre state pratiche complementari e alleate (quanti medici sono diventati grandi scrittori: si pensi solo a Checov, Bulgakov e Céline). Tuttavia nella medicina narrativa la scrittura non si accompagna semplicemente alla pratica medica, ma diventa parte del processo diagnostico. Attraverso il processo di scrittura il medico si concede il tempo necessario per approfondire e capire la malattia, può fare inferenze usando la propria immaginazione, e trovare intuitivamente la soluzione ideale. Non solo, ma può presentare al proprio paziente il racconto rielaborato della sua malattia. E pensiamo quanto un simile gesto di umiltà e di generosità possa riavvicinare una persona al proprio medico.

 

Anche il paziente può diventare scrittore.

La medicina narrativa è un grande “ritorno al futuro” per i medici. Ma nessuno le impedisce di essere adottata anche dai pazienti. Se il nostro medico ci sembra distante e poco partecipe dei nostri problemi, è anche in parte perché la narrazione che diamo della nostra malattia è sciatta e imprecisa. Di fronte alla moltiplicazione di fattori che rendono il nostro rapporto con il medico sempre più complesso, siamo entrati in una modalità rivendicativa e non propositiva.

 

Perché non ci assumiamo le nostre “responsabilità narrative” e proviamo anche noi a scrivere il racconto della nostra malattia? Scrivendo potremo scoprire più cose di noi e proporre al medico un quadro clinico e psicologico più completo e stimolante, aiutandolo nel processo diagnostico. Sapete come si dice: quando un rapporto entra in crisi, la responsabilità è sempre di entrambi i partner. E solo dall’impegno di entrambi i partner potrà uscire una soluzione.

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