Le 4 verità – gli antibiotici


Scritto da Franz Iacono


Le 4 verità – gli antibiotici

Gli antibiotici andrebbero usati con la massima parsimonia. Invece ne abusiamo e così ci esponiamo a grandi rischi. Il maggiore pericolo però deriva dalla circolazione di alcuni miti. Ve li presentiamo e ve li confutiamo.

 

Gli antibiotici sono stati i farmaci più importanti del XX secolo. Grazie al loro contributo la nostra aspettativa di vita è aumentata di almeno 10 anni. Col passare degli anni però la loro efficacia è diminuita e in alcuni casi si è addirittura azzerata. Per quale motivo? Per la speciale natura del nemico che sono chiamati a combattere: i batteri.

 

I batteri si trovano dappertutto, in luoghi privi di ossigeno e di cibo e in ambienti inospitali come i ghiacciai o la lava vulcanica. Ognuno di noi ospita dentro e sopra il proprio corpo circa 10.000 diversi tipi di batteri e in numero di gran lunga superiore a quello delle cellule umane. Sono organismi con facoltà eccezionali. Si riproducono a una velocità incredibile (una nuova generazione è pronta in 30 minuti) e possono scambiarsi geni l’un l’altro. Quindi non solo riescono a sviluppare molto velocemente resistenze agli antibiotici, ma anche a trasmetterla all’interno e all’esterno del corpo che li ospita. Questo “darwinismo in tempo reale” ha prodotto alcuni super-batteri come lo stafilococco aureo resistente alla meticillina (MRSA) e l’enterococco resistente alla vancomicina (VRSA). Microrganismi indistruttibili che secondo le previsioni nei prossimi decenni causeranno più morti del cancro. Questo fenomeno, detto “antibiotico-resistenza” è così preoccupante che Margaret Chan, direttrice generale dell’OMS ha dichiarato: “ci stiamo avventurando verso un’era post-antibiotica, in cui una faringite potrà nuovamente causare la morte.” È una situazione che riguarda tutti e sulla quale c’è ancora poca sensibilizzazione. Anzi, circolano in materia alcuni pericolosi (e altrettanto resistenti) luoghi comuni che ciascuno di noi dovrebbe impegnarsi a sradicare.

 

1.

Mito: gli antibiotici curano ogni tipo di infezione.

Verità: gli antibiotici curano solo le infezioni batteriche.

 

Gli antibiotici non hanno efficacia su tutti i tipi di infezioni ma solo su quelle batteriche. È dunque del tutto inutile somministrare un antibiotico per un’infezione da virus come l’influenza o un’infezione da funghi come il piede dell’atleta. Chiunque sa per esperienza diretta che gli antibiotici servono a curare alcune tonsilliti, infezioni all’orecchio, sinusiti, infezioni alla vescica e ai polmoni. Eppure molti medici continuano a prescriverli per curare l’influenza, il raffreddore e la tosse. Una situazione che ci porta direttamente al punto 2.

 

2.

Mito: quando la diagnosi è incerta, per non sbagliare è meglio prendere un antibiotico.

Verità: ogni volta che prendiamo un antibiotico creiamo batteri farmaco-resistenti e ci esponiamo a rischi molto seri.

 

Almeno nella metà dei casi la prescrizione degli antibiotici potrebbe essere evitata. Perché allora tanti medici mostrano tanta disinvoltura? Esiste una convinzione, molto radicata nonostante molte campagne di sensibilizzazione, che “un antibiotico male non può fare”, e che quindi si può prescrivere con tranquillità quando la diagnosi è incerta. A ciò va aggiunta la pressione a cui è sottoposto il medico da parte dei pazienti, che non sono disposti ad attendere gli esiti di una coltura batterica o ad aspettare di vedere come evolve l’infezione e se può risolversi naturalmente.

 

Purtroppo assumere un antibiotico non è mai un atto privo di conseguenze. L’antimicrobico uccide i batteri specifici, ma permette a quelli che gli resistono di riprodursi e ricolonizzare in fretta l’organismo. Il padre della penicillina, Alexander Fleming, così dichiarava nel 1947. “La persona senza cervello che gioca con la penicillina è moralmente responsabile per ogni morte causata da batteri che hanno sviluppato resistenza al farmaco.” Cosa si può fare allora per fermare la prescrizione indiscriminata degli antibiotici? La risposta è semplice: mettere a punto strumenti diagnostici efficaci, e oggi la ricerca si sta muovendo in questa direzione.

 

3.

Mito: grazie all’uso degli antibiotici negli allevamenti, la carne che mangiamo è più sicura.

Verità: gli animali trattati con antibiotici sono i principali vettori della trasmissione di super batteri.

 

La metà degli antibiotici venduti nel mondo è destinata alla zootecnia e solo in piccolissima parte a curata gli animali effettivamente malati. Negli allevamenti intensivi, dato il sovraffollamento degli animali, è infatti impossibile isolare e curare l’animale malato, quindi viene somministrata a livello preventivo e sistematico la stessa dose di antibiotici a tutti gli animali, malati e non. Inoltre gli antibiotici accelerano la crescita degli animali e ne aumentano la produttività. Questo uso indiscriminato dell’antibiotico favorisce ovviamente la proliferazione dei super batteri. Le normative a difesa dei consumatori limitano la presenza di residui antibiotici nella carne (il trattamento viene interrotto qualche giorno prima della macellazione dell’animale) ma la diffusione di super batteri avviene ugualmente attraverso gli stessi allevatori, che entrano in contatto diretto con gli animali, o attraverso gli ortaggi e le frutta concimata con reflui zootecnici.

 

4.

Mito: gli antibiotici non sono più efficaci? Creiamone di nuovi.

Verità: negli ultimi 30 anni la creazione di antibiotici si è praticamente interrotta.

 

La storia degli antibiotici è segnata dall’introduzione di un farmaco e dalla diffusione di super batteri che hanno sviluppato una resistenza. La penicillina viene introdotta nel 1943, ma nel 1945 si è già diffusa la sua resistenza. La vancomicina appare nel 1972, i batteri resistenti alla vancomicina nel 1998. La daptomicina appare nel 2003, la resistenza alla daptomicina già nel 2004. E la daptomicina è stato uno degli ultimi antibiotici a entrare in produzione. I batteri producono resistenza agli antibiotici così velocemente che i produttori di farmaci hanno gettato la spugna e rinunciato a produrne di nuovi. In uno scenario come questo, dominato da un centinaio di farmaci inefficaci o quasi, la ricerca si è dovuta concentrare su rimedi alternativi per il controllo e la cura delle infezioni, come il potenziamento del microbioma (si cominciano a praticare i controversi trapianti fecali) e soluzioni genetiche (è in corso il sequenziamento del genoma del coccodrillo, animale straordinariamente resistente alle infezioni batteriche).

 

In una situazione così aperta l’attività che può produrre i migliori risultati resta comunque la prevenzione. La specialista in malattie infettive Victoria J. Fraser ha proposto il seguente decalogo: 1) Facciamoci vaccinare: preveniamo le infezioni all’origine. 2) Non pressiamo il nostro medico perché ce li prescriva. 3) Anzi, chiediamogli se ne abbiamo veramente bisogno. 4) Mangiamo alimenti senza antibiotici. 5) Cucinare gli alimenti in modo igienico, per ridurre al massimo i rischi di trasmissione incrociata. 6) Restiamo a casa quando siamo malati, per non passare l’infezione ad altre persone. 7) Copriamoci naso e bocca quando tossiamo. 8) Laviamoci le mani. 9) Insegnamo ai nostri figli di lavarsi le mani. 10) Ricordiamo a tutti di lavarsi le mani.

 

E in fatto di igiene non bisogna dare nulla per scontato. Anche se si tratta di chiedere al medico o all’infermiere che stanno per visitarci se si sono lavati le mani. È una domanda che potrebbe salvarci la vita.

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