Chirurgia bariatrica: tutto quello che c’è da sapere


Scritto da Francesca Merlo


Chirurgia bariatrica: tutto quello che c’è da sapere

Quando non è possibile combattere l’obesità con attività fisica e dieta, ed in caso di obesità grave, è possibile ricorrere al trattamento chirurgico. Sottolineando che si tratta di un rimedio molto drastico e in alcuni casi irreversibile, vediamo quali sono i tipi di intervento più utilizzati.

Esistono svariati metodi che si differenziano per la loro azione: restrizione gastrica e riduzione dell’assorbimento. I sistemi gastrorestrittivi riducono in pratica il volume dello stomaco, provocando una diminuzione nell’assunzione del cibo.
Palloncino intragastrico (introduzione di un palloncino di silicone e riempito di soluzione fisiologica) e bendaggio gastrico (anello siliconico anch’esso contenete soluzione fisiologica) sono metodi temporanei e reversibili, che permettono una riduzione del peso corporeo di 15-20 chili nel primo caso e del 50% del peso in eccesso nel secondo. Tra le controindicazioni si possono citare esofagite, ernia iatale, ulcera, morbo di Crohn. Purtroppo si possono verificare complicanze, come vomito, reflusso, erosione e perforazione. La gastroplastica verticale appartiene sempre ai metodi di restrizione, si può eseguire in laparascopia e consiste nella creazione di una tasca gastrica collegata alla parte restante dello stomaco tramite un piccolo foro. Come conseguenza, oltre ad un limitato apporto di cibo, si ha una diminuzione nel sangue dell’ormone grelina, implicato nella regolazione del senso di fame.

Riduzione dello stomaco: metodi restrittivi con effetti metabolici

Esistono inoltre due metodi restrittivi con effetti metabolici che, oltre a un’azione fisica, provocano una assimilazione ridotta dei nutrienti: sono la gastrectomia verticale e il bypass gastrico. Nella prima, intervento tra i più eseguiti, si effettua la resezione verticale e l’asportazione dell’80% dello stomaco, provocando una forte riduzione dell’ormone grelina. Il bypass gastrico riduce del 90% il volume dello stomaco, che viene diviso in due parti, attivando un meccanismo neuroendocrino. Una parte, la tasca gastrica, è messa in contatto con il piccolo intestino, permettendo di saltare la restante parte che si limita a produrre i succhi gastrici.

Riduzione dello stomaco: gli interventi malassorbitivi

Abbiamo infine gli interventi malassorbitivi, che agiscono direttamente sui processi digestivi, riducendo quindi l’assorbimento dei nutrienti: la diversione biliopancreatica e il bypass biliointestinale. Il primo metodo è più usato e consiste, oltre all’asportazione di due terzi dello stomaco, compresi piloro e colecisti, nella divisione del primo tratto dell’intestino tenue creando due passaggi distinti, uno per il cibo l’altro per le secrezioni digestive. I succhi digestivi, agendo sul cibo a soli 50 cm dal colon, provocano una drastica riduzione nell’assorbimento soprattutto di zuccheri e farinacei. Il bypass biliointestinale, poco usato, è caratterizzato dalla congiunzione del primo tratto di digiuno con l’ultimo tratto dell’ileo. Le controindicazioni per entrambi gli interventi sono le malattie psichiatriche, l’alcolismo e l’uso di droghe.

 

Fonte: www.ok-salute.it

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