Sinus pilonidalis: di cosa si tratta?


Scritto da Francesca Merlo


Sinus pilonidalis: di cosa si tratta?

Il sinus pilonidalis viene anche chiamato cisti sacro-coccigea, vediamo di cosa si tratta e come curarlo.

Sinus pilonidalis: come si forma

Il sinus pilonidalis è una lesione del tessuto cutaneo che si forma nella zona intorno al sacro-coccige sopra la piega interglutea. Il nome latino fa riferimento al fatto che si tratta di una formazione cistica che contiene dei peli, con una reazione infiammatoria. Gli uomini ne sono colpiti 10 volte più frequentemente delle donne, con momenti di remissione e di riacutizzazione.
L’origine di questa ciste è probabilmente di tipo congenito e accade frequentemente che si riformi, a causa della presenza dei peli che presentano un incistamento.
Spesso accade che vi sia una complicanza, portando a una fistola con ascesso, causata dai microtraumi che si formano con il frequente movimento.

Sinus pilonidalis: i sintomi

La zona interessata si presenta tumefatta e nella maggior parte dei casi si registrano sintomi quali dolore, arrossamento, calore e spesso febbre, cefalea e malessere generale. Dall’ascesso acuto si va frequentemente incontro ad altre fistolarizzazioni secondarie.

Sinus pilonidalis: cura e terapia

Come trattare il sinus pilonidalis? La terapia è chirurgica e le tecniche suggerite sono molteplici. Solitamente i chirurghi sconsigliano di intervenire durante l’ascesualizzazione, dal momento che l’elevata portata dell’infezione renderebbe vano l’effetto dell’anestesia loco-regionale, mentre può essere effettuato il drenaggio. L’intervento chirurgico viene praticato nel periodo di remissione della patologia. Innanzitutto è necessario effettuare un’accurata tricotomia, da ripetere per sei mesi una volta al mese. L’intervento consiste nell’asportare tutto il tessuto interessato dalla malattia e le fistole. In alcuni casi l’asportazione interessa un’area molto ampia. I lembi cutanei possono essere chiusi tramite sutura, una soluzione che comporta una rapida cicatrizzazione ma un’elevata percentuale di complicanze e recidive. Alternativamente, si può procedere alla zaffatura della ferita lasciata aperta, tuttavia questa opzione è molto più invalidante e richiede tempistiche di cicatrizzazione più lunghe.

 
Fonte: www.colon.it

[rrssb options="email,facebook,twitter,pinterest"]