Sette verità scientifiche da scoprire per un futuro migliore


Scritto da Anna Invernizzi


Sette verità scientifiche da scoprire per un futuro migliore

Quale teoria scientifica potrebbe contribuire a migliorare il mondo? A questa domanda hanno risposto oltre duecento artisti e studiosi “ingaggiati” dalla Fondazione Edge

Ciascuno di noi ad un certo punto della propria vita, forse più facilmente in gioventù, ha sognato di cambiare il mondo. Qualcuno, magari nel suo piccolo, ci è pure riuscito. Contribuire a migliorare la società, l’ambiente, la cultura e la convivenza grazie alle proprie scoperte, alla propria esperienza e alla propria libertà di pensiero mettendole a disposizione di tutti, è senza dubbio un servizio nobile ed utile che, in molti casi, si trasforma anche in qualcosa di interessante e divertente. E’ questo lo spirito che muove l’ormai tradizionale iniziativa della fondazione Edge, creata dall’agente letterario e giornalista scientifico statunitense John Brockman, che ogni anno riunisce virtualmente oltre duecento scienziati, pensatori, artisti e scrittori provenienti da ogni parte del mondo ed appartenenti a diversi ambiti disciplinari, sollecitati su come si possa contribuire a migliorare il nuovo anno dal punto di vista della scienza. In vista del 2017, le “menti brillanti” della Fondazione Edge si sono viste recapitare una domanda precisa: “quale conoscenza, teoria o scoperta scientifica dovrebbe essere conosciuta da tutti al fine di migliorare il mondo”? Ne nascerà un (gustoso) libro che sarà pubblicato a breve. Ma intanto vi proponiamo alcune risposte particolarmente brillanti per la loro originalità/curiosità/comprensibilità. Una piccola selezione che ha un grosso pregio: farci capire che, se ben “raccontata” ed accolta senza pregiudizi, anche la scienza può essere maledettamente interessante, divertente, alla portata di tutti. E, soprattutto, utili a capire meglio il mondo che ci circonda.

Il musicista-filosofo ed internet

Brian Eno è considerato uno dei più importanti autori musicali britannici moderni, inventore della cosiddetta “musica d’ambiente”. Ma è anche un fine pensatore: la sua teoria del “pregiudizio di conferma” ci illumina sul nostro approccio al sapere nel mondo dell’iperinformazione proposta dal web. Secondo Eno, la chimera tipicamente internet-centrica che una maggiore quantità di informazioni avrebbero portato a decisioni migliori si è rivelata assolutamente falsa. In realtà le troppe informazioni generano solo confusione e la confusione viene “mitigata” dal fatto che tendiamo a cercare solo quelle informazioni che confermano i nostri pregiudizi. Perché cambiare idea è una fatica e contro di essa ci “difendiamo” dimenticando, fra le migliaia di fonti disponibili, quelle che potrebbero costringerci a farlo. Illuminante vero?

Shakespeare e l’entropia

Secondo il neuroscienziato Steven Pinker non conoscere la teoria dell’entropia della termodinamica e altrettanto grave di quanto non lo sia non conoscere Shakespeare. Perché? Perché l’entropia, in un sistema isolato, continua ad aumentare. Una teoria che, applicata alla vita di tutti i giorni, spiega la legge di Murphy, perché i cassetti e gli armadi con l’andare del tempo sono sempre più disordinati e perché il tempo, inevitabilmente, “fa passare le cose”. Ma anche che tutto ciò non è necessariamente colpa nostra e che, invece che disperarsi, occorre semplicemente ritagliarsi spazi di ordine nel disordine inevitabile…

Siamo dei plancton in un multiuniverso

E chiudiamo con il botto, grazie all’astrofisico Martin Rees, il quale ci ricorda una verità che, forse, faremmo bene a tenere presente più spesso: la nostra percezione dell’universo conosciuto è paragonabile a quella di un plancton che galleggia nell’oceano. Il cosmo potrebbe essere un immenso insieme di isole di spazio-tempo, magari ciascuna con il proprio big bang e con le proprie leggi fisiche fondamentali. Il multiuniverso è una possibilità concreta, una frontiera che la scienza del futuro dovrà tentare di esplorare.

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