Alimentazione sostenibile: Italia sesta al mondo


Scritto da Anna Invernizzi


Alimentazione sostenibile: Italia sesta al mondo

Secondo recenti studi l’Italia riscopre l’alimentazione sostenibile, posizionandosi al sesto posto nella classifica generale dei paesi virtuosi e attenti al food

Sono stati fra i temi importanti della grande avventura di Expo che ha segnato l’Italia nel recente 2015: la sostenibilità della produzione agricola ed alimentare, la corretta alimentazione ed il suo influsso sulla salute, la cultura del cibo e la lotta allo spreco. In un termine: alimentazione sostenibile. Se ne è parlato molto in occasione della grande kermesse milanese, come forse mai lo si è fatto in precedenza alle nostre latitudini. Ebbene, questo grande approfondimento “food-centrico” ha lasciato tracce nelle nostre abitudini e nel nostro modo di affrontare il tema del cibo? A giudicare dai risultati del Food Sustainibility Index messo a punto dal centro di ricerca del giornale britannico The Economist con il contributo della Fondazione Barilla Center Food and Nutrition, la risposta a questa domanda è “in parte si”. I risultati della prestigiosa e autorevole ricerca a livello planetario sui temi dell’agricoltura, dell’educazione alimentare e dello spreco del cibo, sono stati recentemente pubblicati ed hanno rivelato un’Italia sicuramente in crescita dal punto di vista della consapevolezza e della cultura alimentare, ma ancora distante dalle più virtuose nazioni che hanno raggiunto importanti e significativi obiettivi in merito. Uno studio interessante ed che non ha mancato di contribuire in maniera significativa al dibattito a livello mondiale sul tema dell’alimentazione sostenibile.

 

Venticinque le nazioni considerate dallo studio, sparse per i quattro angoli del pianeta ma scelte fra quelle considerate più avanzate. Ben 58 i diversi parametri di misurazione che sono stati considerati per l’elaborazione degli indici e, di conseguenza, per stilare le “classifiche” di merito di ciascuna. Tre le grandi categorie nelle quali i diversi indici sono stati raggruppati: quello relativo all’agricoltura sostenibile si riferisce alle modalità produttive del settore primario e alla capacità di ridurre le emissioni nocive e di razionalizzare il consumo idrico; quello sulla “salute alimentare” della popolazione si concentra invece sui tassi di malnutrizione e di obesità e sulle politiche adottate per la diffusione della cultura della corretta alimentazione; quello relativo allo spreco del cibo è teso a valutare non solo gli interventi legislativi volti a controllare il fenomeno, ma anche le abitudini riguardo agli alimenti a diverso titolo gettati nella spazzatura, sia dalle famiglie che dalle aziende che hanno a che fare con il food.

 

E veniamo ai risultati: secondo The Economist l’Italia si pone ad un onorevole sesto posto assoluto nell’indice “generale”, ottenuto combinando gli esiti dei 58 indici presi in considerazione e volto a misurare la “salute” del sistema alimentare di un paese nel suo complesso. La nazione più virtuosa risulta essere la Francia, di poche lunghezze migliore nei risultati rispetto al Giappone, secondo, ed al Canada, terzo. Davanti al nostro paese si sono piazzati anche la Germania ed il Regno Unito. Se per esempio i nostri cugini d’oltralpe sono stati riconosciuti come i migliori sul tema dello spreco alimentare – non in ultima analisi anche grazie a diverse leggi che direttamente sono volte a limitare “gli avanzi” come quella che ha introdotto la doggy bag nei ristoranti – e se la Germania è senza dubbio la migliore in tema di sostenibilità della produzione agricola, in Italia si nota come i diversi aspetti si muovano in maniera decisamente asincrona. Se infatti ci piazziamo molto bene sui temi della diversificazione del settore primario e della razionalizzazione del consumo di acqua, ancora molto c’è da fare per combattere la malnutrizione e, in particolare, l’obesità specialmente nei ragazzi – fra i 12 ed i 18 anni – i cui indici risultano ancora ben al di sopra di livelli accettabili. Se dunque la cucina italiana non ha uguali nel mondo – sfidiamo chiunque a sostenere il contrario – la cultura alimentare nel nostro paese ha ancora diversi passi da fare. Ma anche in questo percorso il contributo di sensibilizzazione dato da Expo non risulta secondario…

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