Convertire la plastica in carburante? Gli scienziati l’hanno fatto


Scritto da Francesca Merlo


Convertire la plastica in carburante? Gli scienziati l’hanno fatto

Un passo in avanti per risolvere il problema dei rifiuti: alcuni scienziati sono riusciti a trasformare la plastica in carburante.

Ormai è un fatto risaputo e riconosciuto da tutti: i mari e gli oceani sono pieni di spazzatura, con i fondali letteralmente ricoperti da plastica. Addirittura, nell’oceano Pacifico c’è un’immensa zona – definita anche come il “vortice di spazzatura” –  costituita da rifiuti plastici che si estende a partire dalla costa californiana, attraversa le Hawaii e arriva quasi fino al Giappone, raggiungendo una superficie che corrisponde al doppio di quella degli Stati Uniti.

Per riuscire a smaltire la plastica, al pianeta occorrono ben 450 anni: non è quindi eccessivo affermare che si tratta di una vera e propria emergenza.

Tuttavia, dalla scienza sta arrivando qualche speranza per cercare di risolvere, o perlomeno tamponare, l’annoso problema dei rifiuti non biodegradabili. Un team congiunto tra USA e Cina ha messo a punto un sistema che riesce a trasformare la plastica, in particolare il polietilene (PE), in carburante.

Ciò è possibile dal momento che questo tipo di plastica è costituita da atomi di idrogeno, carbonio e ossigeno e deriva dai carburanti fossili: per questo motivo è possibile attuare il processo di conversione.

Il polietilene è il tipo di plastica più diffuso al mondo, la cui produzione ogni anno supera 100 milioni di tonnellate.

Il processo di conversione impiegato dagli scienziati è stato compiuto attraverso due catalisi, mediante le quali si ottiene, cambiando le quantità di idrogeno e carbonio in un polimero di idrocarbonio, il carburante. Il tipo di carburante ottenuto, inoltre, è a relativamente basse emissioni, se paragonato ad altri.

Sicuramente è di fondamentale importanza concentrare i nostri sforzi nel ridurre l’impiego di plastica e cercare di investire in fonti di energia rinnovabili, ma in ogni caso questo esperimento si prospetta come una soluzione temporanea che, se non risolve, perlomeno argina il problema nella sua emergenza più pressante.

 

 

Fonte: www.iflscience.com

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