Hygge: il metodo danese per vivere felici


Scritto da Anna Invernizzi


Hygge: il metodo danese per vivere felici

Arriva in Italia il libro di Marie Soderberg che spiega come fanno i danesi ad essere il popolo più felice del mondo secondo l’ONU. Ma sarà tutto vero?

A qualunque latitudine ed in qualunque parte del mondo, compresa certamente quella in cui ci troviamo noi, il tema della felicità perduta nei meandri della vita stressante e frenetica che il quotidiano ci mette davanti, è decisamente molto sentito. E’ per questo motivo che il titolo del libro  di Marie Tourell Soderberg, edito in Italia da Newton & Compton, non può non destare curiosità: si tratta di “Hygge, il metodo danese per vivere felici”, piccolo manuale per raggiungere la felicità seguendo i dettami del “popolo più felice del mondo” secondo il World Happiness Report dell’ONU, pubblicato di recente. Nel Regno Unito il libro costituisce un vero e proprio caso letterario, avendo raggiunto in poco tempo le vette delle classifiche delle vendite. Qual è dunque il “segreto” per la felicità che arriva dal nord Europa?

 

Hygge: la felicità è nelle piccole cose

“Hygge” è un termine danese praticamente intraducibile direttamente che forse comincerà a diventare familiare in un prossimo futuro. Il suo significato si può più o meno inquadrare con i concetti di intimità, tepore ed accoglienza che però non rendono esattamente l’idea. Hygge è il termine che i danesi associano al loro stile e che è al centro del libro della Soderberg il cui intento è “esportarlo” nel mondo: la semplicità, il godere delle piccole cose, il trarre benessere dagli ambienti, dalle persone, dagli affetti è il “segreto” della felicità. Uno stile di vita “universale” tanto da essere facilmente “adattato” ad ogni parte del mondo. Il “metodo Hygge” si basa sull’abitudine a pensare a cosa faccia realmente stare bene e a concentrarsi su questo, dando il giusto peso ed il giusto tempo a queste cose all’interno della giornata. La bellezza, la tranquillità, la serenità sono quindi da ricercare nel nostro “piccolo” mondo magari, come descrive la stessa Soderberg con una immagine che rende bene il “cuore” dello stile-Hygge, nel riunirsi con gli amici in un posto comodo e assaporando il “nutrimento dell’anima” dell’ambiente, del cibo e delle relazioni umane, in modo da trarre il meglio dall’oscurità e dal freddo che in Danimarca non mancano.

 

Hygge: ma è tutto vero?

Se dunque la cultura Hyggie sta destando tanta attenzione nel mondo, qualcosa di interessante lo porterà di certo. Ma sarà tutto oro quello che luccica? Avevamo veramente bisogno dell’ennesima ricetta della felicità per una volta non di stampo orientale ma nordico? Forse no, anche perché se guardiamo in faccia bene ad Hygge e ai suoi seguaci ci accorgiamo che il suo tema portante assomiglia molto agli slogan pubblicitari di una spa piuttosto che alla descrizione di una felicità vera, scambiando spesso il benessere – che è una cosa – con la felicità, che è decisamente un’altra. Un po’ debole per reggere agli urti della vita che non sia fatta di cose banali come “sedersi in un angolo con una candela accesa leggendo un libro mentre fuori piove”. Se poi consideriamo che il famoso rapporto dell’ONU che pone la Danimarca al secondo posto dietro la Norvegia, si basa sulla “felicità reale”, ovvero un insieme di aspetti piuttosto eterogenei come la salute, il PIL pro-capite, la sicurezza, la trasparenza delle leggi ed il grado di corruzione, la libertà di espressione, ci rendiamo conto che forse “misurare” la felicità è una impresa che l’ONU si poteva risparmiare. Ultima considerazione: nella classifica mondiale dei tassi di suicidio, la Danimarca si pone ben davanti all’Italia con un numero di suicidi quasi doppio se rapportato alla numerosità della popolazione. E al primo posto di questa poco “felice” classifica sapete quale “territorio” si piazza? La Groenlandia. Ovvero, una regione indipendente del Regno di Danimarca…

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