Il bello della vecchiaia è che torni giovane. Ma se non ti lasciano invecchiare?


Scritto da Franz Iacono


Il bello della vecchiaia è che torni giovane. Ma se non ti lasciano invecchiare?

Oggi andare in pensione significa ritrovare la libertà e spensieratezza di quando eravamo ragazzi. Ma se l’età pensionabile continua a salire riusciremo a goderci questa nuova giovinezza?

Una delle più grandi conquiste della contemporaneità è stata la re-invenzione della vecchiaia: da inverno della vita a nuova primavera. Grazie ai progressi della medicina, alla diffusione di uno stile alimentare più sano e alla pratica sportiva, oggi chi va in pensione ha davanti a sé almeno venti anni di benessere fisico e mentale. È l’occasione tanto attesa per dedicarsi a un hobby, partire per un lungo viaggio e farsi quel tatuaggio a lungo rimandato, che tra l’altro sta bene sulle vecchie pellacce perché nasconde rughe e macchie senili. E accudire il nipotino? Bisognerà controllare l’agenda.

 

La vecchiaia assomiglia sempre più alla giovinezza, e lo dimostra l’andamento della curva della felicità. Dopo esser scesa ai minimi tra i 40 e i 50 anni, infatti questa curva a U risale fino a tornare, dopo i 65, ai livelli toccati 45 anni prima. Certo, è necessario che si verifichino alcune condizioni. Bisogna godere di buona salute, anche se gli acciacchi vanno e vengono e tanto vale prenderli come nuove sfide. E soprattutto avere accanto a sé di un partner in buona salute e di buon umore con cui condividere esperienze e piaceri. (Tanto che la vecchiaia nel senso tradizionale di decadenza psico-fisica, viene fatta coincidere con la morte del coniuge.)

 

Insomma dopo tanto correre sulla ruota del criceto, la vecchiaia potrebbe esser vista come la vera ricompensa in terra a tutte le nostre fatiche e tribolazioni. Peccato però che questa visione abbia i giorni contati.

 

Sappiamo che è in corso un grande cambiamento demografico. Si vive più a lungo: grazie ai progressi della ricerca sulla longevità tra qualche decennio la nostra aspettativa di vita si allungherà del 30%. Una situazione che metterà sotto pressione i sistemi sanitari e previdenziali in tutto il mondo. Da un lato l’incidenza di malattie incurabili come l’alzheimer rischierà di paralizzare le strutture ospedaliere trasformandole in ospizi per lungodegenti terminali. Dall’altro i singoli paesi potrebbero non essere più in grado di pagare le pensioni ai propri cittadini, a meno di alzare l’età pensionabile di dieci o quindici anni.

 

In una situazione così difficile si impone un drastico cambio di paradigma ma governanti e politici sono restii ad esporsi, per paura di scontentare un elettorato, gli anziani, che è il più attivo nel votare. Il risultato è un generalizzato attendismo: si aspetta che arrivino soluzioni dall’estero per testarle ed eventualmente adottarle. Ed è quello che potrebbe succedere con una proposta di riforma pensionistica presentata dal governo giapponese.

 

Il paese del sol levante ha uno dei più bassi rapporti al mondo tra pensionati e contribuenti. Al 2015 c’era un pensionato per ogni 2.3 contribuenti e si calcola che nel 2065 il rapporto sarà 1 a 1.3. In questa situazione di emergenza il governo di Tokyo ha presentato alle aziende una proposta: permettere ai propri dipendenti di lavorare fino a 85 anni, a condizione di essere in salute.

 

Nell’elaborazione di questa iniziativa è stata fondamentale la presa di posizione delle due principali società geriatriche del paese, che hanno proposto di riclassificare la vecchiaia, facendola ufficialmente iniziare a 75 anni. A 65 anni, età in cui oggi scatta il pensionamento obbligatorio, si diventerebbe invece “pre-vecchi”. Per i gerontologi la fascia tra i 65 e i 75 anni è particolarmente strategica: si tratta di persone “abituate a supportare gli altri e che non dovrebbero essere costrette ad essere supportate”. Anzi la loro presenza attiva nel mondo del lavoro è cruciale perché sarebbero in grado, meglio delle generazioni precedenti, di comprendere le esigenze di una società sempre più anziana.

 

Vietato invecchiare (al massimo si può pre-invecchiare). Questo in sostanza lo slogan che arriva dal Giappone e che potrebbe essere presto adottato anche in Occidente. Una doccia fredda per tutti quelli che già accarezzavano un futuro di svaghi e piaceri, perché porta con sé un altro slogan: vietato ritornare giovani.

 

 

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