La vita è ciò che accade mentre siamo occupati a controllare le mail.


Scritto da Franz Iacono


La vita è ciò che accade mentre siamo occupati  a controllare le mail.

Per coltivare la “serendipità” sono richieste doti di osservazione, capacità associative, conoscenza del contesto. Ma soprattutto è necessario saper staccare, almeno per qualche secondo, dalle ossessioni quotidiane.

Sgombriamo subito il campo da una domanda preliminare. È più reale la vita che pullula sui social media o quella che circola sul buon vecchio pianeta terra? Se mi rispondete che per voi la realtà vera è quella virtuale, è meglio che ci salutiamo subito.

 

Forse la domanda è addirittura mal posta, perché la vita che trascorriamo a chattare, o se abbiamo qualche annetto in più, a telefonare (o, perché no, a scriverci delle lettere) non dovrebbe essere considerata un’alternativa alla vita reale, ma una sua estensione. Quando però saliamo sulla metropolitana e ci imbattiamo nel fenomeno di ipnosi collettiva che ci offre la quasi totalità dei passeggeri, tutti con il naso incollato al proprio smartphone, è inevitabile farsi venire qualche dubbio. Almeno, pensiamo, siamo tra quelli che il naso l’hanno sollevato, sia pure una volta sola.

 

Qualche post fa, parlando delle qualità che consentono alle persone di attirare la fortuna, abbiamo accennato alla capacità di non essere troppo focalizzati. Il che sembra quasi una provocazione, dato che non si fa altro che parlare di quanto sia importante saper restare concentrati e non lasciar divagare la mente (la mente che divaga è in effetti una delle cause più comuni di ansia e infelicità). In realtà dipende tutto dal momento. C’è il momento di restare concentrati e quello di “staccare”, di liberare la mente dai pensieri che ci tengono costantemente in ostaggio. Insomma, di avere la mente serenamente, spensieratamente vuota.

 

È in situazioni come queste (il piede che passeggia lentamente, la mano in tasca sciolta e non aggrappata al cellulare, gli occhi che girano a piacere perché non ancorati a nulla, e in grado di vedere anche con la coda) che siamo in grado di trovare per terra la famigerata banconota da €50, quella per intenderci, che il cugino Gastone trova sempre, e Paperino mai.

 

Questa momentanea liberazione dalla fissità un po’ autistica dell’occhio e della mente è il momento perfetto per avere un’epifania. Un momento magico a cui oggi siamo abituati a dare un nome: serendipità, ovvero la “capacità di fare scoperte fortunate per caso”.

 

Per fare qualche esempio, è il momento in cui isoliamo, tra le mille persone che si muovono attorno a noi, l’uomo o la donna della nostra vita. In cui un abito, un gesto o una voce inusuale ci offrono uno spunto straordinario, magari l’idea che ci permetterà di far partire la nostra start-up o di scrivere il romanzo dell’anno. O che, semplicemente, ci fa sentire contenti di essere al mondo, proprio perché questo mondo è pieno di sorprese e non smetterà mai di stupirci.

 

Per questo sarebbe sciocco e ideologico dire che la serendipità riguarda solo il mondo reale. Non è così. Riguarda anche il mondo virtuale dove ormai avviene la maggior parte degli scambi e degli incontri, professionali e non. Lo dimostra in modo molto eloquente la vicenda che ha fatto il giro del mondo (ehm, virtuale, naturalmente) di Victoria O’Brien e Jonathan O’Brien, folgorati da un colpo di fulmine su Twitter e convolati a giuste nozze quattro anni dopo.

 

La vicenda sembrerebbe dimostrare che quando usiamo lo smartphone gli occhi e l’attenzione si muovono continuamente anche se lo sguardo può sembrare fisso. Ciò che davvero conta, è che non resti bloccato a lungo su un luogo comune.

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