L’affido: siete pronti ad amare incondizionatamente?


Scritto da Franz Iacono


L’affido: siete pronti ad amare incondizionatamente?

L’amore è come l’ossigeno. È indispensabile, ma se è troppo puro può far male. Diventare genitori affidatari di un minore significa amarlo come il proprio figlio sapendo però che presto vi lascerà. Il vostro cuore potrà reggere?

 

Quando si parla di affido è necessario precisare a cosa ci si riferisce, perché le soluzioni esistenti sono molteplici. C’è l’affido a tempo pieno, in cui il minore viene accolto dalla famiglia affidataria per un periodo che può variare da qualche mese a più anni. C’è quello part-time, in cui si offre ospitalità a un minore per periodi più limitati, magari solo qualche ora al giorno, oppure nel fine settimana o durante le vacanze. C’è il cosiddetto affido “pronta accoglienza”, in cui ci si prende cura di un bambino tra 0 e 5 anni, per un periodo di nove mesi. Oppure ci sono forme di affido in cui ci si prende cura anche del genitore in difficoltà, come l’affido mamma-bambino o il cosiddetto “famiglia affida famiglia”.

 

Le formule possono essere diverse ma le ragioni e le finalità di questo istituto sono sempre le stesse. C’è una famiglia in difficoltà che non è in grado di occuparsi dell’educazione e delle necessità materiali e affettive dei propri figli; un giudice che decide che i figli siano allontanati temporaneamente da questa famiglia; infine una coppia (o anche un single) che si offre di fare da supplente finché i problemi della famiglia d’origine non saranno risolti grazie al sostegno dei servizi sociali.

 

La specificità dell’affido consiste proprio in questa natura temporanea. E gli aspiranti genitori affidatari, se non vogliono rischiare di piombare in uno stato di profonda afflizione, devono essere in grado di gestirla con fermezza e serenità. Il loro compito è tutt’altro che facile: devono essere genitori a tutti gli effetti (e gli affetti), e al tempo stesso prepararsi ad affrontare emotivamente il distacco.

 

Se siete fragili emotivamente, queste condizioni saranno probabilmente insostenibili. Ma se possedete alcune caratteristiche attitudinali, vi si presenta la possibilità di fare un’esperienza straordinaria: quella dell’amore puro, che non ha bisogno del possesso.

 

Dovete avere capacità genitoriali.

Paradossalmente, quando mettete al mondo un figlio, non vi viene richiesta alcuna capacità. Dopotutto genitori si diventa, magari a forza di sbagliare. Se però vi proponete come genitori affidatari, non potete affrontare il compito con lo spirito del dilettante. Questo non significa che vi sia richiesta una precedente esperienza da genitori, ma che dovete avere la consapevolezza del vostro ruolo di educatori, la volontà di essere presente nella vita del bambino, e infine una forte progettualità.

 

Non dovete sentire il bisogno di “completarvi”.

Anche in questo caso al genitore affidatario è richiesta un’attitudine diversa e più matura rispetto a quella del genitore naturale. Spesso si decide di procreare per sentirsi realizzati e completi, quando non addirittura per risolvere un problema di coppia. Nel caso dell’affido, però, non è il bisogno di sentirsi genitori che deve prevalere, ma “lo spirito di servizio parentale”, che ha per focus sempre il bambino e mai la proprie aspirazioni individuali.

 

È un punto su cui l’idealità si scontra con la realtà. L’affido è spesso visto come una soluzione di ripiego per coppie non fertili che non sono riuscite ad adottare un figlio. Infatti può avvenire che alla scadenza dei due anni, se la famiglia di origine non si è rimessa in sesto, il giudice disponga il prolungamento dell’affido trasformandolo in un’adozione di fatto. Puntare a questo obiettivo è comprensibile, data la difficoltà che incontrano le coppie nell’adozione, ma ricorrere all’affido per motivi di genitorialità insoddisfatta è molto pericoloso sia per il bambino che per i genitori. Specie se alla fine viene disposto il reintegro del minore nella famiglia di origine.

 

Dovete essere normativi e accuditivi, specie con gli adolescenti.

Se avete intenzione di accogliere un adolescente vi serviranno ulteriori capacità. I ragazzi dai 14 ai 17 anni, specie se vivono in comunità, sono rimasti a lungo senza genitori. Non sono abituati a essere trattati con affetto e sono molto diffidenti nei confronti dei genitori affidatari verso i quali spesso assumono atteggiamenti strafottenti e di sfida. Per riuscire a superare le loro difese dovrete saper miscelare intelligentemente regole e coccole.

 

Specie a quell’età i ragazzi hanno bisogno della presenza di un genitore che dia le regole (funzione normativa) e di un altro che dispensi coccole e calore (funzione accuditiva). Di solito il primo ruolo è assolto dal padre e il secondo dalla madre, ma i genitori possono benissimo scambiarsi i ruoli, come per esempio accade nelle coppie omosessuali. Se poi siete genitori singoli la sfida raddoppia, perché dovete essere in grado di interpretare entrambi i ruoli.

 

Siete sicuri di avere queste caratteristiche? In tal caso fatevi coraggio e accogliete un bambino nella vostra famiglia. Lui magari resterà con voi solo per qualche anno. Ma l’amore, quello vero, continuerà a nutrire la vostra vita per sempre.

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