Le molecole antinvecchiamento scoperte da un pool di ricercatori italiani


Scritto da Anna Invernizzi


Le molecole antinvecchiamento scoperte da un pool di ricercatori italiani

Si chiamano oligonucleotidi e sono in grado di rallentare la senescenza cellulare. Ecco che cosa sono e come funzionano.

Il tempo passa, austero ed inesorabile, lasciando dietro di sé i segni del suo incedere sui sentimenti, sulle cose e sulle persone. Il tempo passa inesorabile, è vero: ma c’è chi non si arrende davanti a questa realtà e c’è una scienza che corre veloce e spesso tenta di raggiungerlo… Nell’ultimo periodo è stato proprio uno staff di ricercatori italiani a segnare una piccola ma forse importante vittoria per sconfiggere l’ineluttabilità del tempo che passa. Un pool di scienziati dell’IFOB, l’istituto di ricerca oncologica molecolare che agisce nell’ambito della Federazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, ha infatti annunciato sul numero di febbraio della prestigiosa rivista scientifica Nature Communication, di avere isolato in laboratorio una particolare “famiglia” di molecole in grado di rallentare il processo di invecchiamento cellulare. Queste molecole sono in grado di contrastare l’usura dei telomeri, ovvero dei filamenti periferici posti sul DNA che hanno il compito di mantenerne nel tempo l’integrità e dunque, di “allungarne” l’esistenza. Si tratta, evidentemente di un primo passo in grado però di aprire prospettive e speranze sul futuro che sembravano impensabili.

 

Giovinezza e telomeri

Si chiamano oligonucleotidi e nonostante il nome un po’ difficile da digerire, il loro effetto sul DNA sembra essere piuttosto chiaro agli occhi dei ricercatori dell’IFOB: inibire la produzione di quelle sostanze che agiscono sulla cellula provocandone la senescenza e, quindi, inducendone l’invecchiamento. I telomeri che sono alle estremità dei cromosomi con lo scopo di proteggerli, tendono ad accorciarsi con il passare del tempo e quando la cellula effettua una attività di sdoppiamento riproduttivo. Tale “accorciamento” induce come reazione la produzione di una sorta di “sostanza di allarme” che impedisce la riproduzione della cellula e porta così al suo invecchiamento. Gli oligonucleotidi contrastano la produzione di queste sostanze denominate DDRNA (DNA Damage Reponse).

 

Le medicine del futuro?

Le nuove molecole antinvecchiamento sono il frutto di un lungo lavoro di ricerca iniziato nel 2012 e portato avanti anche grazie all’utilizzo di tecnologie all’avanguardia, come per esempio il “Target Enrichment” che il gruppo milanese dell’IFOB ha sviluppato per supportare le proprie attività di laboratorio in collaborazione con il Center for Life Science Technologies del Riken Institute di Yokohama. In questi casi la prudenza è d’obbligo e non è certo il caso di gridare al miracolo o di ipotizzare la scoperta di un elisir di eterna giovinezza. Tuttavia, la scoperta scientifica del pool italiano guidato da Fabrizio d’Adda di Fagagna apre numerosi spiragli per la cura di numerose malattie degenerative, che hanno proprio nella perdita di efficacia dei telomeri una delle loro cause biologiche: fra queste la cirrosi epatica, la fibrosi cistica, la cataratta, il diabete, l’osteoporosi e l’artrite, ma anche malattie rare e per adesso incurabili come per esempio la progenie, una sindrome caratterizzata da un invecchiamento precoce dei tessuti. Insomma si tratta sulla carta di una scoperta rivoluzionaria e dalle potenzialità ancora non del tutto comprensibili. Ora il passo successivo sarà quello di capire come trasformare queste sostanze in una nuova “famiglia” di farmaci capaci di agire efficacemente e concretamente sulle malattie. Una sfida affascinante.

 

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