Lo smaltimento dei sacchetti? Ci pensa il bruco mangia-plastica


Scritto da Anna Invernizzi


Lo smaltimento dei sacchetti? Ci pensa il bruco mangia-plastica

Forse l’annoso problema dello smaltimenti dei famigerati sacchetti di plastica ha i giorni contati: una ricercatrice italiana ha scoperto un larva di insetto capace di “mangiare” la plastica.

Il sacchetto di plastica o meglio, di polietilene. Uno dei nemici giurati dell’ambiente, usato in maniera massiccia da parte dell’uomo – si stima che ogni anno sul nostro pianeta ne finiscano in discarica qualcosa come un trilione di esemplari – ed il cui “impossibile” smaltimento – che in natura richiede circa 400 anni – costituisce uno dei più importanti ed irrisolti problemi ambientali del nostro pianeta. Almeno fino ad oggi. Una importante scoperta è infatti piombata sul mondo scientifico e se confermata, sembra essere in grado finalmente di dare una concreta risposta a questo annoso rompicapo ambientale. In più e non si tratta della prima volta, a fare questa straordinaria scoperta è una ricercatrice italiana, benché affiliata al CNR spagnolo ed operante presso l’Istituto di Biomedicina di Cantabria a Santander. Una scoperta che potrebbe rivoluzionare le tecniche di smaltimento della plastica e che, sorprendentemente, è nata quasi per caso grazie alla capacità di osservazione e ad un po’ di “sana” curiosità.

 

Scienziato ed apicultore

Lei si chiama Federica Bertocchini e si occupa di biologia molecolare, studiando in particolare i percorsi di sviluppo degli embrioni. Non si occupa di plastica. Nella vita privata coltiva un hobby, se volete un po’ originale, quello dell’apicultura: nel tirare fuori a primavera alcune arnie vuote costudite per l’inverno, si è accorta che queste erano piene di uno strano bruco bianco. Si trattava di una larva, per la precisione della Galleria Mellonella, un insetto dello “tarma della cera” proprio per la sua abitudine a cibarsi di questo materiale. Da cui la sua “presenza” nell’arnia. Quando Federica ha ripulito gli alveari, ha riposto in una busta di plastica i bruchi prelevati dalle cassette, salvo poi accorgersi, dopo qualche ora, che la plastica era piena di buchi, “dissolta” dalle larve stesse. Questo fatto accidentale – ricordate la mela di Newton? – ha aperto una approfondita attività di ricerca portata avanti insieme a Paolo Bombelli e a Chris Howe del dipartimento di biochimica dell’Università di Cambridge, i cui risultati sono stati pubblicati lo scorso aprile sulla rivista americana Current Biology.

 

Il bruco mangia-plastica

I risultati dello studio sono stati davvero sorprendenti: ogni bruco riesce ogni giorno a distruggere circa 0,26 milligrammi di plastica PET per centimetro quadrato, cosa che lascia pensare che “colonie” di larve possano effettivamente diventare dei veri e propri smaltitori “naturali” di plastica ed affini. Naturalmente fra la scoperta delle sorprendenti capacità di questo piccolo animale e le sue effettive applicazioni pratiche, ci passa un lungo percorso di ricerca che deve ancora essere affrontato. Le premesse, comunque, sono senza dubbio incoraggianti: la larva è abituata a cibarsi di cera e pare proprio che la struttura molecolare di quest’ultima abbia notevoli somiglianze a quella del polietilene che quindi può diventare, a sua volta, “alimento” per il baco. Il prossimo passo della ricerca sarà quello volto ad isolare l’enzima o il reagente chimico che permette l’assimilazione della plastica, dato che è certo il fatto che questa non sia semplicemente l’esito di una attività “masticatoria” da parte del bruco, ma anche e soprattutto dalla secrezione da parte sua di “qualcosa” che gli permette la “digestione”.

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