Meditate, runner, meditate


Scritto da Franz Iacono


Meditate, runner, meditate

Chi l’ha detto che per meditare bisogna sedersi incrociando le gambe e accendere una candela d’incenso? Si può farlo in un modo più originale e dinamico: correndo.

 

Ogni runner che ha completato una maratona sa che riuscire ad arrivare al traguardo dipende tanto dall’allenamento fisico che dalla forza mentale. Il primo a cedere non è il corpo ma la mente. Se quest’ultima è calma e concentrata, il corpo non conosce ostacoli.

 

Ecco perché sono sempre più numerosi i maratoneti che si dedicano alla meditazione. In questa pratica cercano un sollievo contro lo stress, un metodo per mantenere la focalizzazione e un sistema per gestire il dolore, che inevitabilmente si manifesta, specialmente sulle lunghe distanze. Per non parlare del recupero post-gara: si è scoperto infatti che meditando si riduce la formazione di acido lattico nei muscoli. La combinazione di corsa e meditazione produce anche effetti terapeutici importanti. Secondo uno studio del 2016 pubblicato su Translational Psychiatry le persone che soffrono di depressione ottengono una riduzione dei sintomi del 40%.

 

Nessuno però aveva mai pensato di abbinare queste due pratiche simultaneamente. Ci voleva un personaggio speciale, che conoscesse a fondo sia i meccanismi del misticismo orientale che le pratiche sportive occidentali, come Sakyong Mipham Rinpoche. Sakyong è l’ultimo discendente di un’insigne stirpe di lama tibetani e leader di Shambala, comunità buddista con 200 centri e gruppi di meditazione sparsi in tutto il mondo. Ma soprattutto è un runner sfegatato: negli ultimi sei anni ha portato a termine con successo ben nove maratone.

 

Secondo Sakyong abbinare la meditazione alla corsa è un’opportunità per allenare la mente con lo stesso rigore e applicazione che normalmente si dedica al corpo. Se non c’è un perfetto sincronismo tra i due, siamo di fronte a “un matrimonio che non funziona: la mente è in cucina a lavare i piatti mentre il corpo è in salotto a guardare la televisione”. Nel manuale Running with the mind of meditation, che negli Stati Uniti è diventato un best seller, Sakyong espone le tecniche fondamentali per praticare questa originale “meditazione aerobica”.

 

La tecnica del qui e ora

Quando si corre, la mente tende a disconnettersi con il corpo e a elucubrare sul passato (rimpianti, paure) o sul futuro (speranze). La meditazione invece insegna a focalizzarsi sul presente. Il segreto per farlo è “stare con il respiro”. Ecco perché Sakyong sconsiglia di ascoltare la musica mentre si corre, perché questa favorisce uno stato mentale alterato e i pensieri tendono a scorrere altrove. La mente disciplinata è quella che si concentra sul respiro e sulla postura, sincronizzandosi con il corpo.

 

La tecnica dell’apprezzamento.

Un modo per liberare la mente da pensieri e preoccupazioni consiste nell’esprimere apprezzamento per la corsa e per i benefici che ci sta apportando. Questa modalità ci consente di allenare la mente, proprio come facciamo con il corpo, e gli effetti si sentono immediatamente.

 

La tecnica della sfida

Una volta padroneggiate le tecniche precedenti, possiamo cominciare a lanciarci delle sfide. Gli imprevisti sono sempre in agguato ma bisogna imparare a viverli non come problemi ma come occasioni per crescere. Possiamo sfidarci a correre più velocemente o più a lungo. Oppure a essere “oltraggiosi”, cioè ad avere il coraggio di essere presenti senza rinunciare alla spontaneità e all’ispirazione.

 

La tecnica dell’intenzione

Sia nella corsa che nella meditazione dobbiamo “orientare la mente”. Senza un’intenzione non abbiamo ragione di affaticarci. Proviamo a rispondere alla domanda: perché corriamo? Non limitiamoci però a un obiettivo personale come “migliorare il mio tempo”. Meno saremo egocentrici e più aumenterà il potere della nostra mente. “Corro per provare gioia. Corro per essere in armonia con il mondo. Corro per il benessere di chi mi sta intorno.”

 

Per Sakyong l’integrazione di corsa e meditazione ci consente di connetterci con la nostra bontà innata e con quella di tutta l’umanità. E noi che credevamo che correre facesse bene solo alla salute. Meditate, runner, meditate.

 

 

 

[rrssb options="email,facebook,twitter,pinterest"]