Non siamo soli: sette nuovi pianeti “simili” alla Terra scoperti dalla NASA


Scritto da Anna Invernizzi


Non siamo soli: sette nuovi pianeti “simili” alla Terra scoperti dalla NASA

Sono distanti circa 40 milioni di anni luce e gravitano intorno alla stella Trappist-1. Una scoperta sconvolgente che affascina ben oltre il suo significato scientifico.

Siamo soli nell’Universo o qualche altra forma di vita intelligente condivide con noi “terrestri” l’esistenza in questo sterminato e misterioso mondo? Si tratta di una domanda affascinante e profonda, che va ben al di là della fantascienza o dell’astrofisica. Una domanda che si pongono non solo gli scienziati, ma anche filosofi, teologi e poeti ed un po’ anche le persone comuni che, come fece Leopardi di fronte all’Infinito, ogni tanto si fermano a considerare quanto in fondo sia strano ed unico il loro esistere. Inutile dire che nessuno ha, almeno per adesso, una risposta certa a questa domanda, in fondo così intrinsecamente legata a quelle esistenziali della nostra origine, del nostro “compito” nell’Universo e del nostro destino. Ogni tanto però, succede qualcosa che getta una luce nuova sulla vicenda, come il lumino di una candela che acquista più vita o il chiarore dell’alba che prende più piede sul finire della notte. Qualche settimana fa la NASA ha reso noto di avere individuato in un sistema di stelle distante circa 40 anni luce da noi, un gruppo di sette pianeti assai “simili” alla nostra beneamata Terra. La scoperta è senza dubbio importante anche perché, a detta degli stessi portavoce dell’Ente Spaziale Americano, la probabilità che in quei mondi lontani ci sia acqua allo stato liquido e quindi, che da essa si sia sviluppata la vita è “piuttosto alta”…

 

Il cacciatore di pianeti

In realtà osservando Trappist-1, questo il nome della stella “incriminata”, una nana rossa grande un ottavo rispetto al Sole e che si colloca dal nostro punto di osservazione nella costellazione dell’Acquario, i primi tre pianeti erano stati individuati già nel 2015 e sono gli ultimi quattro a costituire la novità di questi giorni, collocando la stella al primo posto fra quelle ad oggi conosciute, aventi un sistema planetario per maggior numero di pianeti e per loro somiglianza al Sistema Solare. In realtà la tecnologia attuale non permette ancora una osservazione diretta di questi “sette fratelli”, ma la loro presenza e le loro caratteristiche sono state confermate in modo “indiretto” attraverso il metodo fotometrico del transito, consolidato per lo studio dei pianeti extra-solari e che consiste nell’analisi della luce irradiata da una stella e delle “interferenze” su di essa, causate da eventuali corpi celesti che le gravitano attorno. Protagonista della scoperta il ricercatore NASA Michael Gillon e la sua equipe dell’Istituito di Astrofisica dell’Università di Liegi, in Belgio, un vero e proprio “cacciatore di pianeti” che ha dettagliato le proprie scoperte alla prestigiosa rivista americana Nature.

 

Migliaia di “esopianeti”

Il nome Trappist è stato dato alla stella per ricordare l’omonimo telescopio posto nel bel mezzo del deserto dell’Atacama, in Cile, che ha permesso queste osservazioni. Ma forse la cosa che ha destato maggiore interesse nel pubblico riguardo alla ormai celebre stella e ai suoi sette “compagni di viaggio”,  è stato il fatto di essere catalogati come appartenenti alla “fascia abitabile”. Dovete infatti sapere che, a partire dal 1995, anno in cui è stato individuato il primo “esopianeta” al di fuori del nostro Sistema Solare, sono migliaia quelli sono stati scoperti grazie alle innovazioni tecnologiche: ad oggi sono oltre tremila. Tanto che gli scienziati hanno ormai concluso che praticamente ogni stella ha una altissima probabilità di essere al centro di un sistema planetario. Ma mai, fino ad ora, era stato osservato un sistema così simile al nostro e così ricco di pianeti, dalle dimensioni e dalle distanze con la stella così vicini alla Terra. Trappist-1 potrebbe così diventare un vero e proprio “caso ideale” di studio, un riferimento per ricerche ed osservazioni future. Insomma una “palestra” per i cacciatori di pianeti che potrebbe aprire scenari davvero imprevedibili.

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