Restare nello spazio può allungare la vita? In futuro la risposta


Scritto da Anna Invernizzi


Restare nello spazio può allungare la vita? In futuro la risposta

Mark e Scott, astronauti e gemelli ma non più identici. Dopo la lunga permanenza nella stazione spaziale internazionale, il DNA di Scott non è più identico a quello di Mark. E’ lo sbalorditivo – ed inatteso – risultato di un esperimento unico.

Ogni essere umano è unico ed irripetibile. A meno che… non abbia un gemello omozigote, nato dallo stesso ovulo e quindi assolutamente identico a sé. La vita di una coppia di gemelli, e le correlazioni di ogni tipo che si instaurano tra di loro, è da sempre affascinante oggetto di studio anche da parte della scienza. Ma quello che ha pensato di fare NASA, avendo l’eccezionale possibilità di avere a disposizione una coppia di gemelli identici entrambi astronauti, è davvero unico nel suo genere. Un esperimento che ha portato a risultati a dir poco sorprendenti, come ha recentemente presentato in un convegno in Texas il genetista Christopher Mason della Cornell University di New York che, con la Colorado State University, sta collaborando con l’Ente spaziale americano a questo interessante progetto.

 

Mark e Scott Kelly: otto volte nello spazio

Ma procediamo con ordine: Scott e Mark Kelly sono gemelli ed hanno entrambi alle spalle una lunga ed “onorata” carriera da viaggiatori spaziali. Mark è stato per quattro volte nel cosmo, nel corso di missioni di vario genere, fra il 2001 ed il 2011, che lo hanno visto anche per due volte comandante dello Space Shuttle. Le sue escursioni cosmiche, dunque, benché frequenti, sono state tutte di durata limitata e senza lunghe permanenze al di fuori dell’atmosfera terrestre. Anche Scott Kelly è un veterano dello spazio con alle spalle quattro missioni. Ma l’ultima, terminata lo scorso 2 marzo 2016, ha avuto la notevole durata di 340 giorni, trascorsi sulla stazione spaziale internazionale ISS e tra l’altro in parte condivisi – circa due mesi – anche con la nostra AstroSamantha Cristoforetti. Oltre a partecipare alle diverse attività e ai vari esperimenti scientifici portati avanti nella stazione spaziale, lo scopo “parallelo” della missione di Kelly era anche quello di verificare gli effetti sull’organismo umano di una lunga permanenza nello spazio, in vista di una eventuale missione di lunghissima durata, come potrebbe essere quella che in futuro ci permetterebbe di raggiungere Marte. Avendo, naturalmente, la più unica che rara possibilità di disporre sulla Terra una sorta di “cartina al tornasole” per il confronto: il suo gemello Mark.

 

La longevità e lo spazio.

Ebbene, quello che è emerso ha spiazzato gli studiosi: gli esami a cui si sono sottoposti Mark e Scott – e che continueranno ancora per quattro anni – hanno evidenziato non solo le previste modifiche fisiologiche legate al ciclo sonno-veglia o agli adattamenti del corpo all’assenza di gravità e a mesi di pasti liofilizzati, ma hanno mostrato come alcune parti “periferiche” del DNA – i cosiddetti “telomeri” – si siano modificate allungandosi rispetto al normale. Il fatto interessante è che tali telomeri sembra abbiano una parte rilevante nella determinazione della durata della vita dell’individuo, ovvero siano una sorta di “regolatori” della longevità. Gli scienziati sono estremamente cauti sia nello sbilanciarsi in merito alle cause di questa “anomalia” sia nel declinare i suoi eventuali effetti. Ma si tratta di un interessante spunto che apre un quesito: restare nello spazio può allungare la vita? Forse, in futuro, potremo avere qualche risposta.

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