Riscaldamento della Terra: il 2016 batte tutti i record


Scritto da Anna Invernizzi


Riscaldamento della Terra: il 2016 batte tutti i record

Quello appena concluso è stato giudicato dalla comunità scientifica l’anno più caldo della storia “moderna” della Terra, con temperature tornate a 115 milioni di anni fa.

Lo pensavamo un po’ tutti sulla scorta della nostra esperienza personale e forse non era nemmeno necessario che una evidenza concreta certificasse tale sensazione. Se prima a dirlo un po’ sottovoce era la saggezza popolare, ora ad affermarlo è la comunità scientifica internazionale attraverso un comunicato congiunto che ha visto coinvolte la NASA, l’Ente Spaziale Americano, la NOAA, National Oceanic Atmospheric Administration, ente federale americano che si occupa di meteorologia ed il suo omologo inglese UK Met Office.  Il 2016 appena trascorso è stato l’anno più caldo della storia “moderna” del nostro beneamato Pianeta e cioè da quando, nel lontano 1880, sono state avviate le misurazioni estese e razionalizzate delle temperature terrestri. Non si tratta certo di un evento “casuale” se è vero che questo inizio di nuovo millennio è stato segnato da una sequenza di record raggiunti e battuti: ben sedici dei suoi primi diciassette anni sono stati infatti classificati fra quelli più caldi di sempre. Un trend dal significato incontrovertibile che non può non fare riflettere.

 

Un problema reale, né ideologico, né politico

Si discute spesso e non sempre a sproposito – e talvolta non indipendentemente da posizioni ideologiche diverse – di depauperamento delle Risorse Naturali e di Riscaldamento del Pianeta. Un tema caldo sul quale spesso infuria la polemica, come per esempio ha dimostrato la recente uscita “negazionista” del nuovo presidente americano Donald Trump. Ma in questo caso non si sta parlando di interpretazioni sociali o di orientamenti politici da difendere. Quelli snocciolati dal gruppo di scienziati anglo-americano sono dati davvero impressionanti: secondo le rilevazioni e le stime “storiche” infatti, per ritrovare sulla Terra temperature paragonabili a quelle del 2016 occorre tornare indietro di centoquindici milioni di anni (avete letto bene…) e per riscontrare una medesima concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera, di circa quattro milioni. Non è difficile porre in relazione questa incontrovertibile evidenza sperimentale con l’agire dell’uomo ed in particolare con la modalità con cui produce, interviene sull’equilibrio biologico e naturale ed utilizza le risorse che ha a disposizione.

 

Un trend che non promette inversioni di tendenza

Dati questi che dovrebbero fare riflettere. Il 2015 e il 2016, entrambi anni-record, come forse ricorderete erano stati segnati dalla presenza in dimensioni e contorni ben più importanti del solito di “el nino”, quell’ evento atmosferico ricorrente che comporta il riscaldamento delle acque del Pacifico e tutte le conseguenze climatiche e fisiche che questa comporta. Ma anche senza questo eccezionale fenomeno – che comunque non è affatto escluso che sia esso stesso una conseguenza del riscaldamento globale – gli ultimi due anni sarebbero stati i più caldi di sempre in ogni caso, segno evidente che il climate change non è semplicemente uno slogan dietro cui trincerarsi o davanti al quale coprirsi gli occhi, ma una realtà da considerare seriamente. L’utilizzo intensivo dei combustibili fossili – industriale e domestico – e le relative emissioni nell’ atmosfera sono certamente fra i fattori che hanno portato al disequilibrio. Le temperature da prima della “Rivoluzione Industriale” sono cresciute dell’1,1%, ovvero in maniera assai vicina a quel livello di 1,5% che era stato fissato dall’ Accordo di Parigi, come limite non valicabile, dato preoccupante dal momento che gli studiosi non prevedono, per i prossimi anni, una possibile inversione di tendenza.

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