Slow Foot. Lo sport del futuro è anche quello più antico


Scritto da Franz Iacono


Slow Foot. Lo sport del futuro è anche quello più antico

Camminare è un’attività fisica alla portata di tutti, non ha costi né controindicazioni, stimola i processi cognitivi e previene la demenza e l’Alzheimer. La scienza non ha dubbi: è lo sport del futuro.

Quando si è trattato di scegliere la scuola elementare, Lev e il papà Etgar hanno preferito quella più bella e attrezzata. Peccato che fosse anche quella più distante da casa e che Etgar non avesse un’auto. Eppure, l’avreste detto?, questa decisione è stata il miglior regalo che Etgar e Lev potessero farsi l’un l’altro. Ogni mattina Etgar e Lev si fanno un bel pezzo a piedi per andare a scuola e questa mezzora condivisa è diventata per entrambi il momento più bello della giornata.

Tutte le persone che amano camminare hanno una storia di questo tipo. Per loro i tempi morti sono momenti pieni di sorprese e incantamenti. E sapete la grande notizia? Questi strani tipi siete voi. Siete voi che fate le scale per andare al 5° piano anche se c’è l’ascensore. Che vi unite a un gruppo di cammino e percorrete insieme la Via Francigena. O che semplicemente volete farvi un giro con le mani in tasca pensando ai fatti vostri.

Camminare è un’attività che ha sempre avuto illustri estimatori. Come Aristotele che nel 335 a.C. fonda una scuola – il Peripato, che significa “passeggiata” – per offrire un po’ d’ombra alla deambulazione di maestri e discepoli. O Beethoven, che compone i suoi brani più belli durante le sue peregrinazioni notturne nel Bosco Viennese. Oppure Nietzsche, che un giorno scrive sul suo taccuino: “Tutte le più grandi riflessioni sono concepite camminando”.

Ma il fan più grande di tutti è Charles Darwin che inserisce la passeggiata nella propria routine di lavoro. Nel 1846 il padre dell’evoluzionismo fa realizzare a pochi passi dalla sua casa nel Kent il famoso  Sandwalk, un sentiero circolare in mezzo al bosco. Un vero e proprio circuito per pensare che lui percorre tutte le mattine e i pomeriggi meditando su qualche problema scientifico. In un punto del tracciato posiziona dei sassolini. E a ogni giro, se ha risolto il problema, ne calcia uno (alcuni problemi valgono quattro sassolini).

Camminare favorisce la creatività (il cosiddetto pensiero divergente): è ormai è un dato confermato dall’evidenza scientifica. Nelle aziende più legate all’innovazione i collaboratori sono incentivati a camminare molto in ufficio (grazie a planimetrie open space, a postazioni di lavoro in piedi o semplicemente con l’ubicazione delle toilette in punti lontani dalle scrivanie) e non è raro che i brainstorming si facciano passeggiando, proprio come ai tempi di Aristotele.

È un ausilio ideale in tutti i processi di apprendimento e memorizzazione. Una ricerca recente ha dimostrato che se studio una lingua straniera mentre passeggio sul treadmill, sarò in grado di richiamare più facilmente le parole alla memoria.

In quanto “esercizio aerobico di moderata intensità” una camminata veloce vince anche il confronto con la corsa. I ricercatori della Lawrence Berkeley National Laboratory in California dopo aver osservato partecipanti tra i 18 e gli 80 anni per un periodo di oltre sei anni, hanno concluso che a parità di energia consumata la camminata è circa due volte più efficace nel ridurre i fattori di rischio nell’insorgenza di malattie cardiovascolari, colesterolo, diabete.

Inoltre appena qualche mese fa si è stabilito in modo conclusivo che camminare è anche il modo migliore per prevenire la demenza e altre malattie neurologiche legate all’età avanzata. E questa attività fisica è diventata improvvisamente anche la ricetta della longevità.

Chiaro, le ricerche indicano che per ottenere i migliori benefici bisognerebbe camminare di più da giovani. Ma provate a dirlo a un adolescente. È già tanto se alzerà gli occhi dal videogame. Figuriamoci se alzerà il sedere dal divano. Eppure anche in questo caso il futuro dello Slow Foot ci sorride.

Avete presente Pokémon Go, il gioco di realtà aumentata in cui i personaggi appaiono nel mondo reale e bisogna catturarli con la telecamera del telefonino? Tipi diversi di Pokémon appaiono in luoghi diversi e chi gioca deve letteralmente perlustrare il mondo che lo circonda per riuscire a scovarli. Ebbene alcuni osservatori sostengono che si tratti della più importante invenzione mai realizzata per contrastare l’obesità nei giovani.

Probabilmente anche Aristotele, Beethoven e Nietzsche approverebbero.

 

[rrssb options="email,facebook,twitter,pinterest"]