Il tramonto della genitorialità obbligatoria


Scritto da Franz Iacono


Il tramonto della genitorialità obbligatoria

Nelle società affluenti si fanno sempre meno figli. Una flessione forse temporanea, ma che ha il merito di far emergere un nuovo modello di genitorialità, più consapevole e generoso.

 

Papa Francesco è stato il primo a sgridare i seguaci della società del benessere che non farebbero più figli per egoismo e pigrizia. Non si rendono conto, dice il pontefice, che i figli non sono un mezzo per realizzarsi nella vita, i figli sono un dono. Poi, a richiamare i cittadini al dovere sociale e biologico di riprodursi, ci ha pensato anche il Ministero della Salute italiano con la campagna del Fertility Day, diventata involontariamente famosa per l’approccio colpevolizzante e un tantino ipocrita. “Datti una mossa! Non aspettare la cicogna”, recitava un annuncio, ritirato dopo qualche giorno a furor di popolo.

 

Sono alcuni dei programmi, più o meno maldestri, che le società affluenti di tutto il mondo stanno mettendo in campo per contrastare il fenomeno del crollo delle nascite. In Giappone è stato perfino prodotto un baby-robot, Kirobo, per far venir voglia alle giovani coppie di procreare un bambino vero.

 

Da cosa dipende questa resistenza a procreare? Una delle classiche spiegazioni è la paura del futuro e lo stato di incertezza economica. Eppure l’evidenza ci mostra che le coppie più prolifiche sono quelle più svantaggiate economicamente. Nelle società meno affluenti, che non sono in grado di garantire la pensione o altre protezioni sociali ai propri cittadini, le coppie fanno più figli proprio per garantirsi un supporto economico negli anni della vecchiaia. E spesso continuano a mettere al mondo più figli anche quando emigrano in un paese più ricco.

 

In realtà i motivi per cui si fanno sempre meno figli sono vari e contraddittori.

Ci sono, certo, le coppie stigmatizzate da Papa Francesco, che preferiscono prendersi cura di se stesse dedicando tempo e risorse all’autorealizzazione e al piacere. C’è chi è anche guidato da considerazioni di sostenibilità ambientale: il mondo è già sovrappopolato così com’è e non ha bisogno di altri bambini. Ma per quanto faccia notizia (e arrabbiare i benpensanti) questa componente è estremamente circoscritta: appena il 10% di chi non ha figli.

 

Il 90% delle persone senza figli è tale a causa delle circostanze. Ci sono quelli che non possono procreare a causa dell’infertilità (il 10% circa). Quelli che non hanno trovato il partner giusto. Quelli che hanno un partner che ha già figli da un precedente rapporto e sono contenti così. Quelli che a forza di procrastinare (vengono giustamente definiti “perpetual postponer”) in attesa che si presentino le condizioni giuste per procreare, sono rimasti a bocca asciutta. Spesso la condizione del “genitore mancato involontario” viene vissuta in modo molto doloroso, in particolare dalle donne. L’attivista Jody Day ha dedicato un blog di successo, gateway-women.com, a queste madri mancate troppo spesso considerate “invisibili” nonostante la loro rilevanza numerica. (In Inghilterra è senza figli una quarantenne su cinque, in Italia una su quattro, in Germania una su tre.)

 

C’è ben poca pigrizia ed edonismo in questa galassia così variegata e complessa. Spesso c’è dolore, acuito dalla sensazione di esser stati abbandonati o, peggio, emarginati. Ma non basta. Papa Francesco e il Governo sbagliano a usare i termini “pigrizia” ed “egoismo” anche con quel 10% di coppie che non vuole avere figli. Le statistiche dimostrano infatti che sono i cittadini più attivi nella vita della comunità. Molti si prendono cura dei figli dei fratelli, dei cugini, degli amici, di cui spesso diventano genitori surrogati. E sono tra quelli che più si impegnano nel volontariato. Secondo uno studio tedesco il 42% delle organizzazioni di beneficenza sono state create da persone senza figli.

 

C’è di più. Le donne che rivendicano il proprio diritto a non avere figli, e per questo pagano un prezzo sociale molto alto, stanno assurgendo al ruolo di moderne eroine della condizione femminile. In un mondo in cui molte loro simili confondono l’identità con la capacità di procreare (sono quelle che mettono sul profilo Facebook la foto del figlio) queste donne rivendicano l’importanza della scelta. La scelta di non fare figli, certo, ma anche la scelta di farli. Ricordano alle seguaci della maternità obbligatoria che chi sceglie consapevolmente di fare un figlio crea anche le condizioni perché quel figlio cresca amato e felice. Chi invece lo fa perché “è una cosa naturale”, potrebbe scoprire troppo tardi che quel figlio non l’ha mai voluto e scaricare su di lui rancori e frustrazioni.

 

Con il tramonto della genitorialità obbligatoria si realizza l’auspicio di Papa Francesco: che le coppie vivano i figli come un dono. Un dono che però non arriva dal cielo, ma dal cuore e soprattutto dalla testa.

[rrssb options="email,facebook,twitter,pinterest"]