Una stampante 3D per salvare la barriera corallina


Scritto da Anna Invernizzi


Una stampante 3D per salvare la barriera corallina

Una tecnologia all’avanguardia ed una idea geniale: con questi due ingredienti si può cambiare il mondo. Lo testimonia la Grande Barriera Corallina australiana.

Che cosa ci permetterà la tecnologia in un prossimo futuro che noi oggi non ci possiamo nemmeno immaginare? Si tratta di una domanda affascinate anche perché, per rispondere, fare riferimento al solo progresso tecnico non è sufficiente. La fantasia, la creatività, l’intuizione, in una parola “il fattore umano” sono altrettanto importanti. Anzi, a volte lo sono perfino di più. La notizia nella quale state per imbattervi sembra proprio lo spot perfetto per testimoniare questa incontrovertibile verità: non basta la tecnica “fredda”, occorre renderla concretamente viva con una idea meravigliosa. Ma partiamo dalla protagonista di questa piccola-grande storia: la stampante 3D. Non si tratta in realtà di qualcosa di particolarmente nuovo, dato che i primi prototipi in grado di realizzare oggetti tridimensionali basati su modelli virtuali che vengono poi concretamente tradotti in realtà, risalgono al lontano 1986. Ma è soltanto negli ultimi anni che la tecnologia ha portato il livello di queste straordinarie macchine “produttrici di cose”, ad una sofisticazione tale da permettere una gamma di applicazioni che minaccia di rivelarsi ancora più rivoluzionario della nascita della stampa stessa, in pieno Medioevo.

 

Lo sbiancamento del reef australiano

Non stiamo esagerando: lo ha detto The Economist in un suo articolo di qualche anno fa: stampare in 3D rende facile ed economico creare oggetti in serie con tale profondità che la sua introduzione su larga scala ha impatti potenziali paragonabili a quelli dell’invenzione della ruota, del motore a vapore o del transistor. Insomma, una vera e propria “bomba” tecnologica. E fin qui la parte fatta dal “progresso”. Come poi utilizzare in maniera concreta questa grande possibilità è affare della genialità umana. Ed ecco quindi la seconda parte della storia: in Australia da tempo è oggetto di studio la Grande Barriera Corallina che costituisce una delle ricchezze naturali più importanti del paese. Ebbene, come ha evidenziato un recente studio che è stato pubblicato sulla importante rivista scientifica Nature, il corallo sta subendo un nuovo “fenomeno di massa” di sbiancamento, fatto già successo nel 1998, nel 2002 e nel 2016 con effetti devastanti di impoverimento del “reef”. Come dunque difendere questa meraviglia naturale dai molteplici attacchi che la colpiscono? Un gruppo di ricercatori dell’Università di Sidney ha lanciato una idea davvero originale…

 

Le “protesi coralline”

Delle vere e proprie “protesi coralline” da installare sui coralli nei punti in cui sono maggiormente danneggiati, in modo da “riavvicinare” i pesci al loro habitat naturale e a fungere da supporto su cui il corallo “vero” può partire per ricostruirsi: è questa la straordinaria idea dei ricercatori di Sidney e non si tratta di una boutade. Una accurata mappa tridimensionale dell’intera barriera corallina non ha soltanto permesso di individuare i punti più “strategici” su cui intervenire, ma ha anche fornito una vasta gamma di “modelli” da dare in pasto alla stampante 3D che così, è in grado di riprodurre una sorta di corallo artificiale assolutamente fedele alla struttura originale. Dopo aver individuato il materiale adatto allo scopo ed averne testato la resistenza in acqua, il team di scienziati capitanato da Renata Ferrari Legorreta, conta già di fare i primi interventi in mare nel corso di quest’anno. Si tratta ovviamente, di un interessante modo di “aiutare” i coralli a conservarsi anche se, come sottolinea la stessa ricercatrice, solo un intervento globale sul problema dei cambiamenti climatici produrrà un effetto reale e duraturo sulla “salute” del reef.

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