Insonnia cronica: le cause sono nella nostra testa


Scritto da Chiara Mastropasqua

Neuro scienziata / Neuro Scientist


Insonnia cronica: le cause sono nella nostra testa

A quanti di voi è successo di non riuscire a prendere sonno o di svegliarsi continuamente di notte, senza riuscire a trovare rimedio? Cos’è che rende l’insonnia CRONICA?

L’insonnia cronica è un disturbo che si presenta come difficoltà (o talvolta incapacità) frequente e prolungata nel tempo, di addormentarsi e/o di mantenere il sonno durante le ore di riposo notturno. Le conseguenze dell’insonnia cronica sono spesso correlate all’alterazione del tono dell’umore, a deficit di attenzione e alla compromissione delle normali funzioni cognitive durante gli stati di veglia.

 

Insonnia cronica: perché dormiamo?

Il sonno è uno stato necessario di interruzione dei processi fisiologici attivi durante lo stato di veglia. Esso è fondamentale per recuperare le energie necessarie ad affrontare la vita quotidiana. Durante lo stato di riposo, infatti,  si assiste ad una riduzione delle richieste metaboliche dell’organismo, che garantisce al nostro corpo di recuperare energie per il ripristino delle normali funzioni fisiologiche durante lo stato di veglia. L’assenza o la scarsità di sonno risultano essere, quindi, estremamente dannose per il nostro benessere psicofisico e si riflettono in una serie di condizioni patologiche che, se protratte nel tempo, comportano un progressivo deterioramento dell’ omeostasi nel nostro corpo e quindi della capacità degli organismi di mantenere un equilibrio interno pur nel variare delle condizioni esterne.

 

Insonnia primaria e secondaria

Nonostante ne esistano molte varianti, l’insonnia può essere classificata  come primaria o secondaria.  Si parla di insonnia secondaria quando essa si presenta in associazione a disturbi di natura organica o psichiatrica (come malattie neurologiche o psichiatriche, demenze, patologie internistiche, uso eccessivo di farmaci e alcol). L’insonnia primaria ha invece un’ origine situazionale o reattiva, dipende cioè da fattori psicologici (stress, ansia, lutti) che compromettono il sonno in maniera episodica.

 

Insonnia cronica: anche questa sera non riuscirò a dormire!

Tra le forme di insonnia primaria emerge quella con decorso cronico (insonnia cronica o psicofisiologica) che si sviluppa a partire da un’intrinseca preoccupazione del soggetto riguardo la mancanza di sonno e ad alcuni processi di condizionamento che ne derivano.

L’insonnia non è dovuta a patologie mediche o psichiatriche, ma è il frutto di una mancanza di controllo di pensieri intrusivi e disfunzionali (seppure non patologici) che ostacolano il soggetto a raggiungere lo stato di tranquillità e rilassamento necessari per addormentarsi.

Questo atteggiamento è tipico dei soggetti ansiosi. Spesso ciò che accade è legato ad una singola notte insonne, probabilmente dovuta ad esempio ad una cena troppo pesante o a una scadenza importante a lavoro. Da un singolo episodio (che di per se non costituirebbe nulla di preoccupante) il soggetto ansioso, abituato a vivere in  costante stato anticipatorio di allerta, sviluppa la cosiddetta “agripnofobia” ossia la paura dell’insonnia stessa. Ed è in questo momento che l’insonnia diventa cronica. Quando ci si appresta ad andare a dormire, si entra in uno stato di preoccupazione per gli effetti e le conseguenze che un’altra nottata insonne potrebbe avere sulle sue prestazione psicofisiche all’ indomani. Questo stato di ansia e preoccupazione (“devo riuscire a dormire!”) porta il corpo a reagire come farebbe di fronte a un pericolo,  innescando uno stato di stato di arousal, ossia di accresciuta vigilanza e di allarme, che comporta specifiche modificazioni fisiologiche ed endocrine, che ostacolano ulteriormente lo stato di rilassamento necessario all’ addormentamento.

L’attenzione si focalizza tutta sul riuscire ad addormentarsi, uno sforzo alla  ricerca del sonno, che per sua natura non può che avvenire in modo spontaneo e non controllato. Nell’insonnia cronica, il condizionamento può arrivare non solamente da pensieri intrusivi e disfunzionali, ma anche da condizionamenti associativi esterni (“in questo letto non riesco a dormire”), che peggiorano il circolo vizioso in cui il soggetto si trova prima di andare a dormire.

 

L’insonnia cronica è spesso il frutto delle nostre paure e di processi mentali disfunzionali e per questo è opportuno ricordare che il rimedio migliore è quello di spostare l’attenzione su altro, cercando di aiutare il nostro corpo a rilassarci abbandonando la preoccupazione. Come di il proverbio… “il letto è una rosa. Chi non dorme si riposa”.

 

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