24 giugno: La Giornata Mondiale dei Cani in Ufficio


Scritto da Anna Invernizzi


24 giugno: La Giornata Mondiale dei Cani in Ufficio

Scopriamo quali sono le motivazioni per cui la psicologia ritiene che farsi accompagnare dal proprio cane in ufficio sia un plus in ambito lavorativo.

State arrivando in ufficio, come al solito in ritardo. Correte facendovi largo nell’androne del palazzo affannandovi per cercare di raggiungere il lettore del badge, proprio ad un passo dai tornelli. E’ proprio in quel momento che, sollevando casualmente lo sguardo, vedete il vostro capufficio attraversare il portone con grande calma e con al guinzaglio un labrador color miele. State sognando? Siete impazzite? No, tranquille: probabilmente la scena sta accadendo al 24 di giugno ed altrettanto probabilmente la vostra azienda ha aderito all’iniziativa “Take your dog to work day“, la Giornata Mondiale dei Cani in Ufficio.

 

Cani in Ufficio: come funziona?

Non si tratta di una trovata estemporanea, ma di una vera e propria campagna globale a favore della diffusione di un ambiente lavorativo pet friendly, nata nel 1996 nel Regno Unito, presto diffusasi in tutto il mondo anglosassone e da qualche anno sbarcata anche in Italia, grazie soprattutto all’impegno in tal senso di Purina, il noto brand di pet food che fa parte del gruppo Nestlé. Nella Giornata Mondiale dei Cani in Ufficio, tutti i padroni di cani sono invitati a farsi accompagnare dai loro amici a quattro zampe presso il proprio luogo di lavoro: poche e semplici le norme da seguire, come il fatto che il cane sia in regola con le vaccinazioni e con le registrazioni nell’anagrafica canina, la stipula di una piccola assicurazione per i danni che potrebbero essere causati dall’animale ad il possesso, da parte del padrone, del patentino di “buon conduttore cinofilo” rilasciato da un centro riconosciuto.

 

Cani in ufficio: per la psicologia è un plus

In Italia la notizia può sembrare bizzarra, ma altrove non lo è affatto e la diffusione delle aziende pet friendly è sempre più vasta, specialmente negli Stati Uniti, dove per esempio ben un ambiente di lavoro su cinque possiede dei meccanismi più o meno stabili orientati ad accogliere gli animali dei dipendenti. In tutti gli uffici Google del mondo, per esempio, i lavoratori possono arrivare sul posto di lavoro in compagnia del proprio cane, mentre in Italia è stata proprio Purina a lanciare in Italia la prima iniziativa del genere, nel 2014 con pet@work.

Ma lavorare in un ambiente pet friendly è solo una idea un po’ eccentrica e politically correct figlia dei tempi moderni o ha una vera utilità? La risposta della scienza, ed in particolare la psicologia del lavoro, sembra essere affermativa. Uno studio condotto nel 2015 negli Stati Uniti con una quantità assai numerosa di casi-test, ha infatti dimostrato che la presenza del proprio “animale affettivo” mentre si svolge il proprio lavoro, contribuisce ad aumentare la produttività, cosa che per molti versi può sorprendere ma che invece si rivela come un dato di fatto.

Non solo, ma associato ad un aumento dell’efficienza si riscontra anche una contemporanea riduzione dello stress associato alla prestazione, cosa che naturalmente è in totale controtendenza rispetto ad una “normale” situazione lavorativa. Questi benefici effetti “individuali” sul singolo lavoratore, avrebbero poi influenze positive anche sull’ambiente generale, favorendo un clima di collaborazione, cementando i rapporti e svolgendo quindi un interessante “lavoro” di team building. Ultimo “stadio” degli effetti riscontrati, una felicità ed un appagamento rispetto al proprio lavoro aumentati. Insomma, il pet@work sembra essere un concreto aiuto per innalzare la qualità della vita in ufficio. Forse però, nessuno si è posto la domanda più importante: i cani saranno d’accordo?

 

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