Aggressività: valore o minaccia?


Scritto da Anna Invernizzi


Aggressività: valore o minaccia?

L’aggressività è un istinto umano che può essere usato “bene” o “male” a seconda di numerosi fattori. Accenniamo in breve di cosa si tratta e perché il tema è stato così sentito nel corso della storia.

Cosa significa essere aggressivi? Ci sono solo delle accezioni negative per l’aggressività o possiamo anche avere riflessi positivi? Non è facile rispondere a queste domande e non a caso affrontare il tema complesso dell’aggressività umana non è cosa semplice che si possa ridurre ad una trattazione di poche righe. Si tratta anzi di un tema che ha affascinato ed attirato generazioni di studiosi e di filosofi, di teologi e di sociologi e perfino qualche Santo: tutti hanno cercato di sviscerarne le cause, classificarne le conseguenze ed analizzarne gli aspetti ed i riflessi, non soltanto nel campo della convivenza umana. Non pretendendo dunque di fare meglio di questa schiera di personaggi che avrebbero decisamente più titolo di noi per parlarne, ci limiteremo a mettere un po’ di ordine sul tema e citare alcuni elementi-base che possono portare i più curiosi dei nostri lettori ad approfondirne alcuni aspetti, a seconda delle rispettive sensibilità e dei rispettivi interessi.

 

Aggressività: di cosa si tratta

Cominciamo dalla definizione: da punto di vista psicologico, l’aggressività è la tendenza che un individuo ha a mettere in pratica comportamenti “di attacco” – nel più vasto ambito possibile di utilizzo di tale espressione – nei confronti di un proprio simile, sia dal punto di vista fisico che da quello psicologico. Non è difficile intravedere all’interno di questo stato una sorta di marchio “ancestrale”, quasi istintivo, dell’essere umano ed infatti non sempre e non necessariamente l’aggressività si trasforma in violenza gratuita o in prevaricazione. Per esempio, nel campo della competizione sportiva, l’aggressività può essere intesa come “cattiveria agonistica” e quindi come grinta, coinvolgimento e voglia di vincere, quello che i sudamericani chiamano “garra”. In campo militare l’aggressività è sinonimo spesso di valore e coraggio, mentre in situazioni particolari – come quando ci si trova di fronte ad un pericolo – l’adrenalina e l’istinto di conservazione rendono aggressivi e tale aggressività può trasformarsi in atti positivi ed addirittura eroici. Per contro, questo ancestrale istinto umano che la civilizzazione ha in parte sopito, può ovviamente “deviare” verso comportamenti pericolosi, minacciosi o addirittura violenti nei confronti di altri uomini ed è in questa accezione che l’aggressività è diventata oggetto di studio ed è classificata come patologia.

 

L’aggressività “patologica”

Possiamo dunque dire che è patologica l’aggressività gratuita, reiterata e che provoca sofferenza ad altri individui, ed è anche questo il confine che segna il passaggio, sempre per mantenere l’esempio nel campo sportivo, fra il “furore agonistico” che è considerato un pregio e la scorrettezza ai danni degli avversari che è invece un prevaricamento delle regole. Perché dunque un soggetto diventa aggressivo e violento? Di fronte a questo tema la scienza – e la filosofia – si sono misurate nel corso dei secoli soffermandosi sulle sue cause “patogenetiche” connaturate all’uomo e sui meccanismi di implementazione delle stesse che il contesto, l’educazione o la società trasformano in comportamenti violenti, sottolineando di volta in volta ora l’uno ora l’altro aspetto peculiare. Tentando una estrema sintesi, le principali “famiglie” di cause individuate possono ricondursi alle seguenti:

1) Cause “neurofisiche”, ovvero legate a fattori fisiologici connaturati ad ogni persona che rende la stessa più o meno propensa all’aggressività

2) Cause “psicologiche”, legate ad aspetti della persona come la sua infanzia, la sua consuetudine di rapporti con gli altri individui ed in generale, tutti quegli elementi che compongono i processi di apprendimento del bagaglio “culturale” della persona che influiscono sui suoi comportamenti

3) Cause “sociologiche”, ovvero legate al contesto o all’ambiente in cui la persona si trova ad agire. Il solo accenno a questi elementi che abbiamo fatto, porta ad intuire quale sia la ricchezza e la profondità di analisi che serve per approfondire ciascuno di questi concetti.

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