Distacco emotivo: dalla pace interiore alla psicopatia


Scritto da Chiara Mastropasqua

Neuro scienziata / Neuro Scientist


Distacco emotivo: dalla pace interiore alla psicopatia

“Non sento più nulla. Quello che mi sta accadendo non è reale. Non sento le parole. Mi guardo intorno. Focalizzo l’attenzione su cose semplici e gestibili. I miei pensieri e le mie emozioni non esistono più.”

 Questo è un tipico esempio di distacco emotivo. Un meccanismo mentale che rappresenta una difesa istintiva a situazioni di stress e di disagio con cui non sappiamo confrontarci. Ma quando il distacco emotivo è un meccanismo salutare e quando diventa un ostacolo per noi stessi e per gli altri?

 

Distacco emotivo: il primo passo verso la pace interiore

Il buddismo ci insegna che il distacco emotivo è una delle vie più difficili ma più efficaci per raggiungere la pace interiore, il benessere e la felicità. In questo caso questo rappresenta un percorso spirituale attraverso cui perdiamo interesse (consapevolmente) per ciò che ci sta accadendo. L’allontanamento momentaneo dalle nostre emozioni passa attraverso la presa di coscienza che ciò che sentiamo come un bisogno in realtà non lo è. Questo meccanismo ci aiuta ad avere un atteggiamento più rilassato che ci consente di arrivare ai nostri obbiettivi in pace e tranquillità, eliminando tutti gli ostacoli emotivi che incontreremmo se concedessimo alle nostre emozioni di guidarci. L’attenzione viene così focalizzata sulla nostra volontà e sulle nostre potenzialità, eliminando insicurezza e paura e consentendoci di vivere in uno stato di consapevolezza maggiore: non ci sentiamo in dovere di cercare soluzioni a problemi ma pazientemente, aspettiamo che le cose accadano, scoprendo in questo viaggio le opportunità che si aprono davanti a noi.

 

Distacco emotivo difensivo: quando salutare quando nocivo?

Il distacco emotivo ha tuttavia anche un valenza psicologica oltre che spirituale, variando da un atteggiamento funzionale di difesa a un meccanismo disfunzionale e incontrollato che può arrivare alla psicopatia.

Quando una determinata situazione genera livelli di stress eccessivi ed emozioni dolorose e travolgenti spesso il nostro cervello non è in grado di reagire in modo adeguato a ciò che sta accadendo. In questi casi il distacco emotivo ci aiuta a “mettere in pausa il cervello” per poi riavviarlo successivamente, quando saremo finalmente in grado di capire cosa è successo e come possiamo reagire razionalmente alle emozioni che avevamo momentaneamente congelato. Questa scelta di distacco emotivo transitorio è del tutto sana e positiva per il soggetto e consente di gestire al meglio condizioni di forte disagio e stress (traumi, abusi, violenze).

Ciò nonostante, questo meccanismo di difesa rischia di entrare in funzione anche in modo duraturo e/o patologico fino ad arrivare a manifestarsi nella psicopatia, un disturbo mentale caratterizzato da distacco emotivo accentuato e persistente, mancanza di empatia, deficit emotivi, assenza di senso di colpa e rimorso per le proprie azioni.

 

Distacco emotivo: come renderlo funzionale

Accettare le nostre emozioni e considerarle normali e significative è uno step fondamentale per fare in modo che il distacco emotivo avvenga in modo funzionale, consentendoci di concederci il tempo necessario per capire cosa è successo e cosa abbiamo provato, senza trascurare né la componete emotiva né quella razionale dei nostri pensieri.

 

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