Disturbo Post Traumatico da Stress: di cosa si tratta?


Scritto da Areastream


Disturbo Post Traumatico da Stress: di cosa si tratta?

Il Disturbo Post Traumatico da Stress (DPTS) è diventato per la prima volta materia di studio in seguito del ritorno in patria dei soldati reduci dalla guerra del Vietnam.

I soggetti presentavano dei sintomi quali frequenti flashback, un’intensa paura, un sentimento d’impotenza nei confronti delle drammatiche scene in cui furono coinvolti e che continuavano a presentarsi alla loro mente.

Disturbo Post Traumatico da Stress: come si manifesta?

Il DPTS si manifesta in conseguenza di un fattore traumatico di intensità estrema: in questa circostanza il soggetto ha vissuto in prima persona o ha assistito a un evento particolarmente drammatico, che ha implicato morte, gravi lesioni, minacce all’integrità fisica propria o altri. Può trattarsi, ad esempio, di aggressioni, disastri naturali di grande portata, guerre, rapimenti, gravi incidenti o malattie, torture.

Disturbo Post Traumatico da Stress: come viene diagnosticato?

Per essere diagnosticato il Disturbo Post Traumatico da Stress deve presentare sintomi classificabili nelle seguenti categorie:

  • Intrusioni: si tratta di flashback e altri vissuti intrusivi dell’evento che si propongono alla coscienza del soggetto, anche sotto forma di incubi notturni.
  • Evitamento: si tratta della tendenza a evitare tutto ciò che possa ricordare o che sia riconducibile all’esperienza traumatica (questo può avvenire anche in modo indiretto o simbolico).
  • Iperattivazione psicofisiologica: è una condizione caratterizzata da ansia, insonnia, ingiustificata aggressività e un grande stato tensivo.

Il Disturbo Post Traumatico da Stress può insorgere anche a distanza di diversi mesi dall’evento traumatico e può durare da un mese alla cronicità; per questo motivo è necessario trattare in modo tempestivo il disturbo. Oggi una delle terapie più efficaci per questo tipo di disturbo è l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing).

Dott.ssa Valeria d’Antonio

Psicologa clinica e mediatrice familiare

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