La nostra mente è programmata per credere. Che ci crediate o no.


Scritto da Franz Iacono


La nostra mente è programmata per credere. Che ci crediate o no.

Come possiamo continuare a credere in un “sommo progettista” quando sappiamo che l’uomo è il frutto della selezione naturale? Semplice: perché la nostra mente è programmata per farlo.

 

La polemica che negli Stati Uniti contrappone i sostenitori del disegno intelligente all’establishment scientifico che difende l’evoluzionismo darwiniano è l’ultimo capitolo di un braccio di ferro che dura sin del 1859, anno di pubblicazione dell’Origine della Specie. Poche teorie scientifiche come quella dell’evoluzione per selezione naturale hanno causato una simile resistenza al di fuori della comunità scientifica. Sostenere, come fa la teoria della relatività di Einstein, che il tempo è la quarta dimensione dello spazio avrà potuto creare perplessità o sconcerto ma sicuramente non ha raccolto una simile ostilità tra i non addetti ai lavori.

 

È significativo che il primo a porsi il problema della difficoltà di far accettare la selezione naturale sia stato lo stesso Darwin, che nella sesta edizione dell’Origine, pubblicata nel 1872, sente il bisogno di inserire una difesa accorata della propria teoria. Il grande scienziato si rende conto che la selezione naturale è un processo completamente contro-intuitivo e che l’immaginazione, da sola, non è in grado di afferrarla, come se il cervello non fosse attrezzato per questo compito.

 

Come si fa a spiegare, si chiede Darwin, che un organo complesso e perfetto come l’occhio umano, deriva da tante piccole mutazioni casuali che la natura ha selezionato in base alla sua maggiore idoneità nel corso di centinaia di migliaia di anni? Pensare che sia stato creato da un sommo artefice è infinitamente più semplice e congegnale al nostro modo di pensare.

 

Non è un caso che il ragionamento per analogia sia la prova ontologica preferita dai fedeli. In questo argomento la complessità di un organismo naturale, come appunto l’occhio, viene accostata a quella di uno strumento tecnologico, come ad esempio il telescopio, per dimostrare che non può essere frutto del caso, ma di una intenzionalità consapevole, dunque di un Creatore. Oggi si è avanzata l’ipotesi che questo ragionamento si basi su una programmazione naturale del nostro cervello.

 

Gli autori di “Nati per credere. Perché il nostro cervello sembra predisposto a fraintendere la teoria di Darwin” sostengono che la nostra mente è stata programmata dalla selezione naturale per iperattribuire scopi e intenzioni agli oggetti animati e inanimati. In altre parole il nostro cervello  è predisposto ad accettare spiegazioni animistiche o basate sul disegno intelligente. Paradossalmente saremmo inclini a rifiutare il meccanismo della selezione naturale perché siamo stati programmati così dalla selezione naturale.

 

Questa programmazione sarebbe stata funzionale alla sopravvivenza della nostra specie. Credere in Dio, nella prima, lunga fase della nostra esistenza, ci avrebbe fornito i modelli di comportamento, etici e psicologici che ci hanno consentito di separare il nostro destino da quello degli altri animali e di dominarli.

 

Questa programmazione inoltre sarebbe visibile anche sul piano ontogenetico, cioè dello sviluppo biologico dei singoli individui. È stato dimostrato che da bambini, fino al momento in cui scopriamo il pensiero scientifico, siamo tutti naturalmente credenti. E che torniamo a esserlo quando diventiamo vecchi. Potremmo dire che nel primo caso dobbiamo ancora ri-programmare il cervello e nel secondo tendiamo a recuperare la programmazione di default, e così facendo ci prepariamo con serenità al momento finale. Non c’è che dire: Dio esiste, eccome, e vive nel nostro cervello.

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