La solitudine. Perché ci fa così paura?


Scritto da Franz Iacono


La solitudine. Perché ci fa così paura?

Certo, siamo animali sociali. Ma la paura di restar soli alle volte ci condiziona al punto di farci perdere l’indipendenza e l’autostima. Dobbiamo imparare a convivere con la solitudine. E la solitudine ci terrà compagnia.

«O beata solitudo! O sola beatitudo!» è la frase che si legge all’ingresso di alcuni monasteri. E come sarebbe bello se potessimo, nella vita di tutti i giorni, decidere di stare da questa o da quella parte del muro, scegliere se varcare o meno quella soglia. Il fatto è che spesso la vita decide per noi, e ci ritroviamo soli nei momenti più inaspettati e quando abbiamo meno risorse per affrontare l’abbandono.

 

Secondo medici e psicologi la solitudine ha un impatto terribile sulla salute mentale e fa aumentare di un terzo il rischio di morte prematura. Un rischio che oggi è ancora più avvertito a causa della progressiva disgregazione del tessuto sociale. Il welfare non trova più fondi per sostenersi, le comunità perdono vigore e sono costrette ad emigrare sui social media, perfino il posto di lavoro si dissolve sotto la spinta di nuovi modelli come l’home working.

 

Non resta che cercare conforto nei legami affettivi, ma anche la famiglia non è più un porto sicuro, almeno a voler tener conto del crescente numero dei divorzi. Le ricadute sociali del “restar soli” si sono talmente acutizzate che in Inghilterra Theresa May ha istituito una commissione governativa per occuparsi delle vittime degli abbandoni (si parla addirittura della prossima nomina di un Ministro della Solitudine), e non si hanno in mente solo gli anziani, ma anche i giovani disabili e le ragazze madri.

 

Arrivati a questo punto qualcuno penserà: aspetta un attimo, non stiamo un po’ esagerando? Il quadro è davvero così fosco? In fin dei conti la singletudine e l’indipendenza sono state celebrate fino a qualche anno fa come le conquiste del moderno capitalismo. E poi, possiamo veramente definirci animali sociali se non riusciamo a fare amicizia con noi stessi?

 

Se mettiamo da parte per un attimo le nostre paure e le nostre ansie da prestazione, scopriremo che la solitudine può essere una grande risorsa. Anzi, in alcune situazioni e per alcuni profili psicologici, come quelli che indichiamo qui di seguito, è anche una condizione indispensabile per la sopravvivenza.

 

La solitudine del creativo

Gli artisti e gli scienziati sanno bene che il processo creativo richiede concentrazione e solitudine. E persino le persone con occupazione più prosaiche hanno bisogno di restare sole per risolvere problemi complicati (la creatività di gruppo non funziona come si vorrebbe far credere). Certo, si tratta spesso di un auto-confinamento temporaneo, che spesso la persona creativa compensa con corroboranti bagni di folla. Ma tant’è.

 

La solitudine dell’introverso

Da quando Susan Cain in “Quiet: The Power of Introverts in a World That Can’t Stop Talking” ha riabilitato questo profilo psicologico, essere introversi non è più considerato un difetto da nascondere ma un tratto caratteriale di cui vantarsi. Secondo la Cain gli introversi, grazie alla capacità connettersi più intensamente con i propri pensieri ed emozioni, hanno spiccate capacità di ascolto, prendono soluzioni meno affrettate e producono lavoro di più alta qualità. E gli introversi amano la solitudine.

 

La solitudine prima di ogni ripartenza

Il più delle volte la solitudine non è voluta, ma è una situazione in cui ci si ritrova. È il caso di chi perde il lavoro o viene abbandonato dal proprio partner. Si tratta di momenti molto difficili che prima o poi tutti proviamo nella vita. Eppure sono anche i momenti più importanti, perché ci fanno crescere veramente. Essere costretti a confrontarsi con noi stessi ci costringe ad aprire gli occhi sul senso della nostra esistenza e a “riprenderci la vita” con energia e determinazione.

 

La solitudine di chi ha paura della solitudine

“Ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole, ed è subito sera”, scrive Quasimodo, anticipando la morale di questo post: la solitudine è la condizione primigenia ed esistenziale degli esseri umani. Eppure c’è chi la demonizza perché ne ha una gran paura. Sono quelli che devono sempre trovarsi in una relazione (anche se non funziona) e si sentono a disagio se il loro cellulare non squilla ogni cinque minuti.

 

In definitiva sono loro quelli che più soffrono di solitudine, perché non sono in grado di accettarla. Il nostro augurio è che riescano a gestirla, quando si presenterà. Perché la solitudine, prima o poi, arriva sempre a tenerci compagnia.

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