Mettete disordine nella vostra vita


Scritto da Franz Iacono


Mettete disordine nella vostra vita

A nessuno piace il disordine, specie quello degli altri. Ma siamo veramente convinti che vivere nel caos ci danneggi? Alcune ricerche ci dimostrano esattamente il contrario.

 

Freud aveva torto. La scena primaria che traumatizza ogni bambino non è sorprendere mamma e papà mentre fanno sesso. È venire sgridati per non aver messo in ordine la stanza. Dentro di noi qualcosa si spezza. Ma come? Vuol dire che non possiamo più nuotare in questo oceano di trenini bamboline figurine mattoncini macchinine soldatini? Che non possiamo più accoccolarci tra queste coltri plasticose di presenze care? Spesso su queste domande si chiude il primo tempo, quello spensierato, della nostra vita.

 

Il fatto è che siamo naturalmente attratti dal disordine. Chi di noi, mentre sta sognando, non va a rovistare in quel ripostiglio ancestrale dove oggetti di tutti i tipi sono magicamente accatastati? È il nostro lato dionisiaco che si affaccia per ricordarci che in principio era il caos. Il lato apollineo invece ci ricorda che senza il principio di individuazione saremmo ancora lapilli di magma. Così cediamo al proposito di fare ordine nella nostra vita. Ci irritiamo di fronte alla sciatteria delle persone disordinate. E per non finire come loro, ci rivolgiamo a un professional organizer.

 

Nata, con ogni probabilità, dopo lo straordinario successo de Il magico potere del riordino di Marie Kondo, questa figura professionale si è moltiplicata e specializzata: c’è un professional organizer per ogni ambito dell’esistenza: il lavoro, la casa, la cucina, il tempo libero. Le modalità cambiano ma i precetti sono gli stessi: 1. Buttar via o regalare quello che non serve. 2. Mettere il resto in ordine. 3. Impegnarsi a mantenere l’ordine. 4. Ricominciare. È talmente facile che è un peccato indugiare sprecando altro tempo prezioso. Prima però lasciateci fare una domanda. Siamo davvero sicuri che tutta questa fatica ci faccia risparmiare tempo?

 

Nel saggio A Perfect Mess. The hidden Benefits of Disorder, Abrahamson e Freedman spiegano che in termini di costi-benefici, l’ordine non paga. E utilizzano la dimostrazione più usata nei corsi di organizzazione. Funziona così. Il docente porge due mazzi di carte a due partecipanti. Nel primo mazzo le carte sono mescolate. Nel secondo le carte sono organizzate per seme e colore. Quindi il relatore chiama quattro carte e chiede alle due persone di trovarle nei rispettivi mazzi. La persona con le carte organizzate le trova in 16 secondi, l’altro in 35. Chiaro no? – conclude il relatore – si risparmiano ben 19 secondi.

 

Chiaro un bel niente, ribattono Abrahamson e Freedman, perché la chiave dell’organizzazione è il riordino. Dobbiamo dunque infilare nuovamente le 4 carte nei mazzi. In quello ordinato ci vorranno 16 secondi. Ma in quello mescolato basterà un secondo, perché le infileremo a casaccio. Dunque il vantaggio si assottiglia: ci vogliono 32 secondi per trovare e re-inserire le 4 carte nel mazzo ordinato e 36 secondi per fare la stessa operazione nel mazzo mescolato. Dato però che preventivamente ci sono voluti 140 secondi per ordinare il mazzo, prendersi questo disturbo non sarà pagante se non ripeteremo l’operazione almeno 35 volte, e solo se ci ricorderemo ogni volta di re-inserire le 4 carte al punto giusto del mazzo.

 

Cosa ci insegna questa contro-dimostrazione? Che l’ordine e l’organizzazione sono utili in situazioni molto ripetitive, ma che se non lavoriamo in una catena di montaggio ci fanno solo perdere tempo. La verità è che ognuno di noi ha un proprio ordine che impone all’ambiente in cui vive. Anche se buttiamo le cose alla rinfusa per terra, creiamo una gerarchia, perché sapremo che le cose più recenti sono quelle in cima al mucchio.

 

Ma non è tutto. Il caos stimola la creatività e il problem solving. Lo hanno dimostrato con una serie di test  i ricercatori dell’Università del Minnesota. A due team è stato chiesto di svolgere gli stessi task in due ambienti di lavoro molto diversi: uno lindo e organizzato, l’altro caotico. Ebbene i risultati sono stati sorprendenti: il primo gruppo ha elaborato idee tradizionali e conformiste, l’altro ha prodotto idee innovative e originali.

 

Albert Einstein, che notoriamente viveva nel caos, l’aveva detto in una celebre battuta. “Se una scrivania disordinata indica una mente disordinata, cosa dovrebbe indicare una scrivania vuota?”

 

 

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