Il nostro cane ci insegna l’amore e la pazienza.


Scritto da Franz Iacono


Il nostro cane ci insegna l’amore e la pazienza.

Prendersi cura degli animali non significa voltare le spalle al genere umano. Il nostro cane, ad esempio, ci insegna a capire, accettare e amare le altre persone. Dobbiamo solo imparare ad ascoltarlo.

 

“Gli animali sono migliori delle persone.” Lo sentiamo dire spesso e chi lo dice non ha tutti i torti. Gli animali non fanno la guerra, non provocano piacere nel far soffrire, non tradiscono l’amicizia. Ma amare gli animali non significa voltare le spalle al genere umano. Anzi. Gli animali ci offrono un’educazione sentimentale che ci risulta preziosa quando la applichiamo nei rapporti con i nostri simili.

 

Il nostro cane, per esempio. Ciò che lo rende “migliore” di una persona è che per quante disattenzioni, insensibilità e perfino cattiverie gli usiamo, ci perdona sempre, perché ci ama in modo incondizionato. Questa noncuranza, se la usassimo con il nostro partner, metterebbe in crisi la relazione. Nondimeno il cane, se non gli diamo segni tangibili del nostro amore, soffre. Ma cosa dobbiamo fare per renderlo felice? Dargli un tetto e due pasti al giorno non basta.

 

Nel saggio “Animals Make Us Human”, Temple Grandin prova a dare una risposta a questa domanda. Grandin, lo ricordiamo, è docente di scienze animali presso l’Università del Colorado, ed è affetta da sindrome di Asperger, condizione che per sua ammissione l’ha portata a guardare il mondo in modo atipico, e ad assumere più agevolmente il punto di vista degli animali.
Secondo la Grandin il comportamento di un cane si basa su un set di emozioni base, tra cui: esplorazione, rabbia/frustrazione, panico, gioco. Per far felice un cane bisogna semplicemente attivare le emozioni positive e disattivare quelle negative. Sulla base di queste indicazioni proviamo a suggerire alcune buone pratiche.

 

Lasciamolo libero di esplorare.

Il cane ama andare a zonzo e scoprire il mondo. Dato che non è permesso lasciarlo libero fuori di casa, portiamolo in un luogo appartato e sicuro, come un parco, in cui possiamo lasciarlo libero di correre ed esplorare. Se lo abbiamo addestrato possiamo controllarlo bene anche quando è senza guinzaglio.

 

Non abbracciamolo: si sentirà intrappolato.

Il cane non ama essere abbracciato, perché si sente privato della propria mobilità. Spesso sopporta con pazienza questo slancio effusivo perché ci vuol bene, ma il nostro gesto gli può procurare frustrazione e a volte persino rabbia. Ma allora come gli possiamo dimostrare il nostro affetto?

 

Quando torniamo a casa guardiamolo negli occhi, è segno che siamo contenti di vederlo. Se poi alziamo le sopracciglia (o meglio il sopracciglio sinistro), come fa lui con noi, lo manderemo al settimo cielo. Poi diamogli una grattatina dietro le orecchie: sono piene di terminazioni nervose e rilasciano endorfine. Infine, quando ci sediamo o ci sdraiamo accanto a lui sul divano o sul letto, premiamo il nostro corpo contro il suo: è come un abbraccio, che però lo lascia libero di muoversi.

 

Portiamolo sempre con noi.

A differenza del gatto, che sopporta bene la solitudine, il cane è un animale socievole. Lasciato da solo va in ansia da separazione e assume alcune stereotipie simili a quelle di un animale in gabbia: abbaia senza sosta, rosicchia i mobili e gli stipiti delle porte. Se non possiamo portarlo con noi, troviamogli un compagno con cui restare a casa o lasciamolo da un vicino.

 

Giochiamo con lui.

Secondo gli etologi il cane è un lupo che non diventa mai adulto. La sua condizione di eterno cucciolo lo porta ad avere bisogno di giocare per quasi tutta la vita. Un cane che non vuole giocare o sta male fisicamente oppure è depresso. Giochiamo con lui almeno dieci minuti al giorno e ricordiamo di compragli diversi giochi che tireremo fuori a rotazione, perché anche il nostro cane, come tutti i bambini, si stufa presto.

 

Prendersi cura del nostro cane, insomma, ci insegna un paio di cose. Basta poco per far felice qualcuno, e la ricompensa, in termini di gratitudine e di soddisfazione personale è altissimo. Ma bisogna innanzitutto sforzarsi di capire la sua personalità e accettare il fatto che è diverso da noi.

 

Alla fine potremo ribattere a chi dice che gli animali sono migliori degli uomini: non sono migliori, sono solo più pazienti.

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