Ormone dello stress: tutto quello che c’è da sapere


Scritto da Anna Invernizzi


Ormone dello stress: tutto quello che c’è da sapere

Si è guadagnato la nomea di “ormone dello stress“, ma in realtà ad una analisi più attenta questo tipo di definizione finisce per rivelarsi fuorviante. Si tratta del cortisolo

una sostanza naturalmente prodotta dal nostro corpo la cui importanza, proprio per il modo di vivere che la società contemporanea spesso ci costringe ad adottare, è in costante crescita e la cui incidenza sul nostro “benessere” generale si può considerare in aumento.

Il cortisolo: cos’è e come si controlla l'”ormone dello stress”

Il motivo per cui il sommario appellativo con cui è divenuto “famoso” può portare fuori strada rispetto al suo conto è duplice: da un lato infatti il cortisolo non è direttamente responsabile dello stress, ma piuttosto una conseguenza ed un “indicatore” importante in grado di segnalare la sussistenza di uno stato di stress psicofisico elevato; dall’altro lato questa sostanza ha in sé un compito “positivo” nel nostro organismo ed anche la sua sottoproduzione, al pari dell’eccesso, porta a scompensi metabolici che posso assumere forme anche gravi di malattia. Cerchiamo dunque di fare chiarezza, senza scendere troppo nei dettagli medico-scientifici che non ci appartengono, sulla vicenda, allo scopo di indicare un approccio corretto con cui affrontare in prima analisi il dibattuto tema dell'”ormone dello stress”.

Ormone dello stress: cos’è e a cosa serve

Il cortisolo è un ormone di tipo steroideo – derivante cioè dal colesterolo – che è prodotto dalle ghiandole surrenali e la cui sintetizzazione è indotta e stimolata da un altro ormone, quello adrenocorticotropo – più comunemente definito ACTH – la cui produzione è gestita dall’ipofisi. La “zona fascicolata” delle ghiandole surrenali rilascia dunque il cortisolo per ingenerare due effetti principali: il primo è quello di aumentare la glicemia del sangue stimolando a sua volta la gluconeogenesi del fegato, mentre il secondo quello di porsi come contrasto delle infiammazioni, coadiuvando a tale scopo le altre difese immunitarie del nostro organismo. Non a caso diversi farmaci antiinfiammatori hanno proprio il cortisolo come proprio principale principio attivo. Ebbene, il cortisolo svolge dunque un ruolo importante ed infatti la sua produzione diventa più intensa proprio nei momenti in cui il corpo è sottoposto a situazioni di “sforzo” particolare e quando necessita di una serie di misure “d’emergenza” che lo aiutano in tali situazioni. Per questo, durante uno sforzo fisico particolarmente intenso come per esempio una attività agonistica ad alti livelli – ma succede la medesima cosa se siamo attaccati da una forte e debilitante malattia o nel caso di un trauma di fronte al quale il corpo si trova a reagire – il cortisolo si preoccupa di aumentare la gittata cardiaca, di incrementare l’energia disponibile con la glicemia e l’utilizzo degli acidi grassi e di inibire tutte le funzioni corporee non indispensabili nel breve periodo per superare la fase “critica”. E’ evidente dalla sommaria descrizione sopra riportata, che se lo stato di “stress” del nostro corpo si rivela “cronico” o prolungato, la sovrapproduzione di cortisolo diventa inevitabile e ciò costituisce un grosso problema analogamente a quanto avviene in qualunque altro campo della nostra esperienza di vita quando una misura presa per controbattere un’emergenza si trasforma in normalità.

L’eccesso di cortisolo: sintomi e conseguenze dell’ormone dello stress

L’ipercortisolismo – o sindrome di Cushing, eccesso di presenza di cortisolo nel nostro corpo – è dunque effetto diretto di uno stato di stress o di uno sforzo psicofisico prolungato e non correttamente “cadenzato” nel tempo e può avere effetti assai spiacevoli. In genere è anche conseguenza di una alterazione del ciclo circadiano, ovvero una alterazione dell'”orologio biologico” che regola il nostro organismo nei suoi cicli di riposo-impegno, veglia-sonno, ecc.. e che impatta decisamente sulla regolare produzione dell’ormone ACTH, “scatenatore” del cortisolo. Numerosi sono i sintomi e le conseguenze che possono provocare un eccesso di cortisolo: il più comune è la stanchezza cronica – a volte nota impropriamente come “stanchezza surrenale” – l’ipersensibilità al dolore che si concentra soprattutto con dolori alla schiena e alla testa, l’insonnia e la difficoltà a rilassarsi, ma anche problemi digestivi, un abbassamento del sistema immunitario o in generale tutti i disturbi che possono essere connessi agli scompensi metabolici che la produzione “non necessaria” dell’ormone porta con sé. Ma in alcuni casi i disturbi possono essere più importanti: lo sbilanciamento della glicemia e quindi della presenza di zuccheri può portare a disordini alimentari, al diabete secondario e all’obesità, gli scompensi ormonali portare ad infertilità, alterazioni del ciclo mestruale, perdita di tono muscolare e nella capacità di assimilazione dei cibi, le alterazioni sull’attività cardiaca possono portare ad ipertensione, la diminuzione della sintesi di collagene e della matrice ossea comportare tendenza all’osteoporosi e a fratture, mentre lo stato di “emergenza continua” percepito dal cervello – ed in particolare dall’ippocampo – possono condurre, come in un circolo vizioso, a stati di depressione, ansia ed addirittura a psicosi.

Ormone dello stress: come mantenerlo sotto controllo

Mantenere sotto controllo i livelli di cortisolo è un aspetto importante per il benessere e la salute del nostro corpo. Fermo restando il fatto che in caso di patologie ad esso collegate – o da esso favorite – è sempre buona cosa consultare un medico che individui in modo corretto e puntuale le azioni e le contromisure necessarie, una corretta produzione di cortisolo può essere agevolata attraverso tre livelli di intervento. Il primo è senza dubbio quello alimentare: non consumare pasti abbondanti ma piuttosto frequenti e meno “impegnativi” dal punto di vista calorico, evitare assolutamente il digiuno, anche saltuario, e consumare una buona colazione mattutina con cibi sani e poco lavorati sono senza dubbio un passo indispensabile per il controllo dei livelli di cortisolo. Il secondo aspetto è legato al movimento: se la sedentarietà è sicuramente negativa e quindi assolutamente da evitare, è importante che i livelli di allenamento siano assolutamente adeguati al nostro corpo per intensità, frequenza e volume, senza mai eccedere e tenendo presente che anche le ghiandole surrenali si “abituano” e si adattano con l’allenamento, per cui anche la produzione di cortisolo si “allena” e migliora gradualmente. Infine l’elemento più importante e, probabilmente, più difficile da controllare: l’ipercortisolismo è “figlio” dello stress che poi contribuisce ad alimentare. I ritmi di vita frenetici che spesso ci sono imposti sono in questo senso un nemico certo: trovare il tempo per il riposo, il recupero delle forze ed il benessere non è solo un “diritto”, ma anche un dovere indispensabile per il mantenimento della nostra salute. Non è facile, ma importante è provarci.

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