Resilienza: la forza che ci fa andare avanti


Scritto da Franz Iacono


Resilienza: la forza che ci fa andare avanti

La morte della persona amata può essere un’esperienza devastante. Per rimettersi in piedi è necessario irrobustire le proprie risorse interiori. E forse imparare a condividere di più.

Sheryl Sandberg non è solo moglie felice e mamma di due bambini. È anche la Chief Operative Officer di Facebook (praticamente la persona più importante dopo Mark Zuckerberg) e una delle più attive paladine delle pari opportunità nel top management delle grandi aziende. Un impegno a cui ha dedicato il saggio/manifesto Lean In (Facciamoci avanti: le donne, il lavoro e la voglia di riuscire) e un non-profit dello stesso nome. Insomma, se per aver successo come madri e top manager bisogna essere o ricche o libere imprenditrici o Wonder Woman, lei è quella con i superpoteri. Ma i superpoteri possono non bastare.

 

Il 1º maggio del 2015 il marito Dave, durante una vacanza in Messico muore per un’aritmia ad appena 47 anni. E da quell’istante per Sheryl comincia “il resto della vita”. Una vita inimmaginabile, fatta di ore che non passano mai, di un vuoto che riempie i polmoni e il cervello bloccando il respiro e la capacità di pensare. Sheryl però è una donna di relazioni e questa è una fortuna, perché tra i talenti cui si è attorniata c’è lo psicologo Adam Grant, autore del best seller Originals, e da sempre impegnato nello studio del pensiero innovativo. Sheryl Sandberg è indubbiamente un’innovatrice e decide di scrivere a 4 mani con Grant un resoconto della propria esperienza. Trasformando così la tragedia personale in un impegno: aiutare le persone a elaborare un lutto.

 

Ecco come nasce Option B: Affrontare le difficoltà, costruire la resilienza e ritrovare la gioia. Un libro scritto con una sincerità e una trasparenza che spesso sfiorano la spudoratezza. Ma dopotutto Sheryl Sandberg è la numero due di Facebook, e la condivisione è il principio che guida la piattaforma social (è anche nella coerenza con il marchio che si vede la top-manager!). Tra i vari insegnamenti raccolti in Option B ne abbiamo scelti 4 che ci hanno particolarmente colpito.

 

 

Prima regola: circoscrivere gli eventi negativi (le 3 P di Seligman).

 

La resilienza è l’energia e la velocità con cui reagiamo alle avversità. Per alimentarla  è necessario riuscire a gestire nel modo corretto gli eventi negativi. Secondo lo psicologo Martin Seligman la nostra capacità di recupero è spesso ostacolata da tre fattori: 1) la personalizzazione, cioè la convinzione che quanto accaduto sia tutta colpa nostra; 2) la pervasività, cioè la credenza che l’evento negativo comprometterà tutti gli aspetti della nostra vita; e 3) la permanenza, la convinzione che le conseguenze del trauma dureranno per sempre. Se ci convinciamo che non avremmo potuto impedire il corso degli eventi, che ci sono ancora cose positive per cui merita vivere e che prima o poi in nostro dolore si attenuerà, abbiamo già superato la prima metà del tunnel.

 

 

Parenti e amici sono una risorsa importante. Aiutiamoli ad aiutarci.

 

La resilienza è una risorsa interiore ma è nutrita dalle persone che ci stanno intorno. Spesso però amici e colleghi non ci danno ciò che vogliamo. Rientrata in ufficio, Sheryl nota con disappunto che i colleghi “ignorano l’elefante”, cioè evitano di parlare del suo lutto. Due parole la feriscono più di tutte: “come va?”. Viste le circostanze le sembrano di un’indifferenza insopportabile. Perché la gente non le chiede “come va oggi”? Sarebbe sufficiente per sentir riconosciuto l’immane sforzo di vivere ogni giorno. Tuttavia, dopo aver a lungo riflettuto, Sheryl si accorge di essere stata lei la prima ad evitare di parlare del proprio lutto e realizza che i colleghi l’hanno semplicemente assecondata. Per questo, trascorsi i 30 giorni dello sheloshim ebraico, decide di pubblicare un post sulla propria pagina Facebook, in cui rivela i propri sentimenti e invita le persone a parlarle apertamente di Dave e della sua scomparsa. Questo post, in cui Sheryl rivela quanto sia importante condividere per poter ricevere, è di fatto il momento in cui viene concepito Option B.

 

L’incoraggiamento è più importante della comprensione.

 

Dopo la tragedia a Sheryl capita di scoppiare a piangere all’improvviso, magari durante una riunione. I colleghi le rivolgono parole di conforto, ma lei non si sente meglio. Anzi, quelle parole, pur dette con buone intenzioni, aumentano la sua insicurezza. A farla invece sentire meglio sono precisi apprezzamenti per qualcosa che ha fatto bene. Ecco di cosa ha bisogno una persona travolta da una tragedia, pensa Sheryl: di incoraggiamento. Adam Grant le consiglia di fare di questa intuizione una strategia. Così ogni notte prima di andare a letto, Sheryl invece di pensare a 3 cose di cui sentirsi grata, come prescrivono le terapie post-traumatiche, annota 3 cose che ha fatto bene durante la giornata. La gratitudine è passiva. Invece le azioni, anche se piccole, aumentano la nostra autostima ricordandoci che possiamo fare la differenza.

 

 

Condividere aiuta. Specie se possiamo farlo con qualche migliaio di persone.

 

Non è un punto trattato in Option B. Ma ci sembra che Sheryl abbia maturato dal proprio lutto soprattutto una convinzione. Anche i drammi più devastanti possono essere curati attraverso la condivisione. Non è un caso che Sheryl Sandberg abbia concepito l’idea di Option B in un post di Facebook. E che anche il primo libro “Lean In” sia nato da un’esperienza “social”, una conferenza tenuta per TED che poi è stata postata online e condivisa da milioni di persone. Alcuni penseranno che un lutto sia una questione privata da trattare con riserbo. Altri, che hanno migliaia di follower, si ritrovano con altrettante spalle su cui piangere. A ciascuno il proprio modo di superare il dolore.

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