Con il single-tasking il tempo lavora per voi


Scritto da Franz Iacono


Con il single-tasking il tempo lavora per voi

Siamo sicuri che fare cento cose contemporaneamente ed essere sempre in affanno sia un’abilità? Per liberarci dalla schiavitù del tempo che non basta mai cominciamo col liberarci dai luoghi comuni.

 

Ce la fate a leggere questo post senza distrarvi? Proviamo.

 

Interrompete ciò che stavate facendo e concentratevi nella lettura di queste istruzioni. Ignorate i bambini: li sgriderete più tardi. Mettete in pausa Spotify e uscite dalla vostra piattaforma di trading, anzi richiudete il laptop. Spegnete la tv e per sicurezza fate sparire il telecomando nel cassetto. E se state leggendo queste righe sullo smartphone, ignorate gli alert di posta in arrivo, i messaggi di Whatsapp e le notifiche di Facebook.

 

Ora datevi una pacca sulla spalla. Avete superato la prova del single-tasking.

 

Strana sensazione vero? L’operazione che avete appena svolto si potrebbe definire, con un’espressione un po’ desueta, “prestare attenzione”. Niente di trascendentale per chi ha conosciuto il mondo prima di internet. Ma per la generazione dei digital native si tratta una vera e propria abilità. Richiede disciplina, esercizio e la capacità di stabilire delle priorità.

 

Fin dagli anni ’90 abbiamo abbracciato il multitasking senza porci troppe domande. Con la diffusione delle nuove tecnologie ci è sembrato possibile e persino naturale saltare istantaneamente da un compito all’altro o farne due o tre contemporaneamente. Poi abbiamo scoperto che questa pratica era pure diventata uno skill molto richiesto in ambito professionale. Il momento dell’autocompiacimento però e durato poco. Psicologi, neuroscienziati e altri ricercatori hanno annunciato le nuove evidenze: il multitasking non solo crea stress, ma ci rende molto meno efficienti.

 

Contrariamente a quanto crediamo, il multitasking, spiega lo psicologo Edward M. Hallowell, consiste nello spostare l’attenzione da un compito all’altro in rapida successione. Ci dà l’illusione di fare contemporaneamente più azioni, ma non è così. Non è possibile dividere l’attenzione, ma solo spostarla avanti e indietro.

 

Earl Miller, professore di neuroscienza al MIT, ha confermato questo nostro limite cognitivo attraverso un semplice test. Ha applicato degli elettrodi sulla corteccia prefrontale di scimmie antropomorfe e ha sottoposto quest’ultimi a diversi stimoli visivi simultanei. Il risultato è stato inequivocabile: solo uno o al massimo due oggetti hanno attivato i neuroni degli esemplari. La nostra attenzione cioè è in grado di focalizzarsi solo su una o due cose alla volta.

 

Ma cosa comporta, sul piano cognitivo questa continua rifocalizzazione? Contribuisce a provocare il “brain overload”, cioè il sovraccarico mentale. Anche se crediamo di avere risorse neuronali infinite (un’altra illusione!) è vero il contrario: la riserva viene intaccata ogni volta che saltiamo da un compito all’altro. Secondo uno studio dell’UC Irvine questi switch si possono produrre fino a 400 volte al giorno. Non è un caso che a fine giornata ci sentiamo “brain dead”.

 

Quanto all’efficienza, gli adepti del multitasking, dovranno incassare un “reality check” perfino peggiore. Durante un test dell’Università di Stanford in cui alcuni multitasker e singletasker si sono confrontati sugli stessi compiti, i primi hanno dimostrato difficoltà nella concentrazione e capacità mnemoniche più basse e alla fine hanno impiegano più tempo a compiere i loro esercizi.

 

Il mondo del lavoro sta cambiando. Molte funzioni saranno svolte dalle macchine e i lavoratori, che oggi devono “saper fare un po’ di tutto” saranno chiamati a svolgere mansioni ad alto valore aggiunto. Ecco che il single-tasking, cioè la capacità di focalizzarsi e di ottenere risultati di qualità in modo efficiente avrà il suo totale riconoscimento.

 

C’è di più. Il single-tasking migliora non solo la qualità del lavoro, ma anche dei rapporti sociali e della vita personale. Diversi studi dimostrano che è sufficiente tenere il cellulare acceso sul tavolo per ridurre l’empatia e il rapporto tra due persone che chiacchierano. Cominciamo a dedicarci al 100% alle persone a cui vogliamo bene e alle cose che ci interessando veramente. Quando avremo stabilito le nostre priorità anche il tempo si metterà al nostro servizio.

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